Ecosistema

Il granchio fantasma avvistato per la prima volta in Toscana all’oasi WWF Lago di Burano

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L'esemplare avvistato sulla spiaggia dell'Oasi WWF Lago di Burano (Foto di Claudia Olobardi)

È la segnalazione più a Nord mai registrata in Italia e testimonia la progressiva “meridionalizzazione” del Tirreno causata dal riscaldamento globale.

 

di Gabriella Congedo
14 agosto 2026

CAPALBIO (Gr) – Il riscaldamento globale continua a ridisegnare la geografia della biodiversità marina e costiera lungo la penisola italiana. L’ennesima e significativa conferma arriva dalla Riserva Naturale Statale e Oasi WWF Lago di Burano dove è stata documentata per la prima volta in assoluto la presenza del granchio fantasma (Ocypode cursor). Si tratta dell’avvistamento più settentrionale mai registrato in Italia per questa specie protetta.

La scoperta è avvenuta durante i consueti sopralluoghi di monitoraggio e tutela della fauna costiera, in particolare per la nidificazione del fratino e della tartaruga marina Caretta caretta. La dottoressa Claudia Olobardi, collaboratrice dell’Oasi, ha notato sulla sabbia alcune insolite buche, subito identificate come probabili tane di granchio fantasma.

Trattandosi di una specie prevalentemente notturna e particolarmente schiva la prova definitiva è arrivata soltanto dopo diverse notti di pazienza e appostamenti sul litorale. Claudia Olobardi, insieme agli operatori dell’Oasi Cosimo Andreuccetti, Valerio Capitani ed Elisa Simi, è riuscita infine a fotografare l’animale fuori dalla tana.

La conferma scientifica dell’identificazione è stata successivamente fornita dalla dottoressa Gianna Innocenti (Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Firenze) e dal dottor Fabrizio Bartolini, che hanno convalidato la specie come Ocypode cursor (Decapoda: Brachyura) e sottolineato la grande rilevanza ecologica del ritrovamento.

Un segnale del cambiamento climatico

Originario del Mediterraneo sud-orientale, il granchio fantasma è una specie tutelata dalla Convenzione di Berna (Allegato II) e dalla Convenzione di Barcellona. Fino ad oggi la sua presenza in Italia era nota soltanto nelle regioni meridionali – come Campania, Sicilia, Calabria e Puglia – dove le temperature dell’acqua e dell’aria sono storicamente più elevate.

La comparsa in Toscana segna una tappa fondamentale e inedita: documenta un avanzamento verso Nord mai registrato prima e fornisce un dato cruciale sull’impatto del cambiamento climatico e sul trend di “meridionalizzazione” del Mar Tirreno.
Gli operatori dell’Oasi e i ricercatori universitari stanno adesso raccogliendo ulteriori dati per monitorare la presenza della specie lungo la costa toscana; i risultati saranno a breve oggetto di una pubblicazione scientifica.

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