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Il mare si ammala prima che ce ne accorgiamo: a rivelarlo è il microbioma

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Uno studio dell’Università di Pisa indica nel microbioma marino un possibile sistema di allerta precoce contro il degrado degli ecosistemi.

 

Redazione
7 settembre 2026

PISA – Quando il mare mostra i primi segni visibili di sofferenza potrebbe essere già tardi. Prima dello sbiancamento dei coralli, della scomparsa delle alghe o del degrado delle praterie marine, infatti, qualcosa potrebbe essere già cambiato nel mondo microscopico che sostiene questi ecosistemi.

A lanciare l’allarme sono batteri e altri microrganismi del microbioma marino, protagonisti di uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Pisa insieme all’Università di Sydney. La scoperta apre una prospettiva importante soprattutto in un Mediterraneo sempre più esposto a temperature record, ondate di calore marine, inquinamento e perdita di biodiversità.

Le comunità microbiche reagiscono infatti rapidamente agli stress ambientali e possono modificarsi molto prima che il deterioramento diventi evidente negli organismi più grandi. Individuare questi segnali significa poter intervenire prima che un ecosistema superi il punto di non ritorno.

È questo l’aspetto più rilevante della ricerca: una volta oltrepassate determinate soglie di degrado riportare un ambiente marino alle condizioni precedenti può diventare difficilissimo, se non impossibile. Il microbioma potrebbe quindi trasformarsi in una sorta di spia biologica della salute del mare.

Ma questi microrganismi non si limitano a registrare la crisi. Possono anche aiutare coralli, alghe e piante marine a sopravvivere, migliorando l’assorbimento dei nutrienti, contrastando i patogeni e aumentando la resistenza agli stress. Alcune comunità microbiche, per esempio, hanno mostrato la capacità di ridurre gli effetti delle ondate di calore sui coralli.

Il gruppo di Ecologia marina dell’Università di Pisa studia da anni questi meccanismi, con particolare attenzione a foreste di macroalghe e praterie marine, anche lungo la costa livornese e nell’Arcipelago Toscano. La sfida adesso è trasformare questi segnali invisibili in uno strumento concreto di monitoraggio. Perché il mare potrebbe avvertirci del suo declino molto prima di quanto riusciamo a vedere.

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