L’allarme di Marevivo: la concentrazione estiva dei flussi turistici devasta i fondali e indebolisce la capacità degli ecosistemi costieri di resistere al riscaldamento globale.
Redazione
22 agosto 2026
L’overtourism non è più soltanto una questione di vivibilità urbana o di congestione del traffico: è diventato una vera e propria minaccia per la sopravvivenza degli ecosistemi marini. A lanciare l’allarme è Marevivo – la onlus che dal 1985 lavora per la tutela del mare e dell’ambiente. L’organizzazione ambientalista sottolinea come il sovraffollamento turistico e il degrado ambientale stiano compromettendo la capacità del Mar Mediterraneo di assorbire e contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
I numeri registrati testimoniano la portata del fenomeno. Secondo le stime delle Nazioni Unite circa l’80% del turismo mondiale si concentra nelle zone costiere. I dati Eurostat evidenziano come nel 2025 le strutture ricettive dell’Unione Europea abbiano totalizzato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, con oltre il 61% di questi concentrato in soli quattro Paesi: Spagna, Italia, Francia e Germania. L’Italia si colloca al secondo posto europeo con quasi 477 milioni di presenze.
A rendere la situazione ancora più critica è la fortissima stagionalità dei flussi. Oltre il 31% dei pernottamenti nell’UE si addensa nei soli mesi di luglio e agosto mentre la stagionalità nei Paesi della fascia mediterranea è ancora più accentuata: il 41,6% in Grecia e oltre il 54% in Croazia.
Questa pressione antropica concentrata nel tempo e nello spazio provoca danni diretti sugli habitat più vulnerabili. Gli ancoraggi selvaggi delle imbarcazioni spianano le praterie di Posidonia oceanica rendendole molto più sensibili alle ondate di calore anomale rispetto ai fondali rimasti intatti. Allo stesso tempo il picco demografico estivo mette a dura prova i depuratori locali: malfunzionamenti o sovraccarichi causano un maggiore apporto di nutrienti nelle acque che, unito alle alte temperature, alimenta la proliferazione delle mucillagini e il deterioramento della qualità del mare.
«Il futuro del turismo nel Mediterraneo dipende dalla salute del Mediterraneo stesso» ha dichiarato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. «Il problema non è il turismo in sé ma un modello di fruizione che concentra milioni di persone negli stessi luoghi e periodi. Dobbiamo scegliere se continuare ad alimentare questa pressione o impegnarci per un turismo che rispetti il patrimonio naturale».
Per invertire la rotta la Fondazione Marevivo sollecita interventi strutturali immediati: l’installazione di campi boe di ormeggio per salvaguardare la Posidonia, il potenziamento delle reti di depurazione costiere e una gestione più severa di reflui e rifiuti. Tra le iniziative concrete promosse figura anche la campagna “Plastic Free e non solo”, un percorso di certificazione a “stelle marine” pensato per porti, alberghi e lidi che eliminano la plastica monouso e adottano gestioni virtuose delle risorse.



















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