Ecosistema

Il Paradiso perduto della Pesa: così i volontari salvano gli ultimi pesci

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Tra prelievi eccessivi e interventi disastrosi del passato il torrente è in secca per diversi mesi all’anno. Rimangono solo alcune pozze fangose.

 

di Gabriella Congedo

MONTELUPO FIORENTINO (Fi) – Armati di retini i volontari si muovono con cautela nelle ultime pozze fangose della Pesa. Fa un caldo feroce, l’umidità si taglia a fette ma loro non se ne curano perché hanno una missione: salvare decine di migliaia di pesciolini da una morte terribile. Con infinita pazienza li raccolgono un po’ alla volta e li depositano nei secchi, alcuni dotati di ossigenatore per l’acqua. I pesci più piccoli spesso sgusciano via, cadono sul greto e bisogna raccoglierli uno per uno, con delicatezza. Terminato il lavoro li trasferiscono più a monte, in alcune oasi appositamente create dove questi animali avranno una nuova opportunità per vivere e riprodursi.

È una storia che si ripete da molto, troppo tempo. In bassa valle della Pesa, tra Cerbaia e Montelupo, il torrente rimane a secco per un periodo lunghissimo che oscilla dai tre ai sei mesi: l’acqua sparisce a giugno per ritornare a fine ottobre – inizio novembre. Un mese fa nel giro di tre giorni la Pesa ha iniziato a ritirarsi e i pesci a morire. L’emergenza, partita dalla foce, si sta spostando a monte e adesso la “secca” è arrivata a Cerbaia. Una situazione drammatica.

Quest’anno il Comune di Montelupo si è attivato prima del solito per organizzare il salvataggio dei pesci insieme ai volontari – Amici della Pesa e pescatori della zona – e al settore faunistico della Regione Toscana che coordina catture, salvataggi e trasferimenti. Per questi interventi infatti bisogna essere autorizzati e in Regione hanno gli elenchi nominativi dei volontari.

Amici della Pesa

Ma nelle pause tra un salvataggio e l’altro non si sta con le mani in mano. “I volontari del paese controllano la situazione delle pozze giorno per giorno – racconta Anna Pancani del comitato Amici della Pesa – e finché vedono che c’è acqua a sufficienza aspettano. Quando valutano che bisogna intervenire avvertono il Comune che si attiva subito con la Regione”.
A Montelupo la Pesa si getta nell’Arno e questo, dice Anna, offre una chance di salvezza ai pesci adulti quando il torrente comincia ad andare in secca. I piccolini rimangono intrappolati nel fango dove muoiono di asfissia o diventano facile preda per gli uccelli ittiofagi, aironi e garzette.

Ma come è possibile che un torrente bellissimo e ricco di vita, un gioiello, sparisca per buona parte dell’anno? D’accordo, c’è il cambiamento climatico, ma non può essere l’unica spiegazione.
Lorenzo Nesi, assessore all’Ambiente di Montelupo, il problema lo conosce bene: “Influiscono molti altri fattori. In primo luogo le eccessive captazioni: togliamo troppa acqua. La Pesa oltre alla propria valle soddisfa i bisogni anche di gran parte dell’acquedotto di Capraia e Limite e di una percentuale di quello di Empoli. Non è sostenibile”.

Altrettanta responsabilità è a carico degli insensati interventi del passato che hanno stravolto la morfologia fluviale privandola dei suoi meccanismi di conservazione dell’habitat. “La Pesa ha regime torrentizio. Anche in passato perdeva l’acqua ma aveva una morfologia fluviale molto articolata con buche profonde, i “tonfi”, dove l’acqua rimaneva tutto l’anno e che costituivano luoghi di conservazione della biodiversità. Negli anni interventi disastrosi in alveo ne hanno azzerato la morfologia e tutt’ora, per difenderci dalle inondazioni, annulliamo periodicamente gli sforzi che il torrente compie per sopravvivere”.

I volontari dal canto loro sono arrabbiati, specie quelli con qualche annetto in più. Vedere il torrente così ridotto e confrontarlo con l’angolo di paradiso di quand’erano ragazzi li fa star male. “A quei tempi la Pesa era un’oasi – ricorda Floriano Pratelli, 67 anni di cui 61 passati in Pesa -. Poi dopo l’alluvione si allagò tutto e fu deciso di svuotare i fiumi”. Lavori che hanno privato la Pesa di quel minimo flusso vitale che permetteva la vita anche nei periodi di siccità. Sono spariti i “tonfi”, le buche comunicanti dove l’acqua resisteva per tutta l’estate: “Era un’acqua limpidissima, la gente in queste pozze ci faceva il bagno. La zona era poco antropizzata e il prelievo di acqua limitato”.

Poi com’è nella logica delle cose il progresso avanza: la campagna si urbanizza, nascono nuovi quartieri, attività produttive, agriturismi. Tutti prendono acqua dalla Pesa. E ai prelievi consentiti – già insostenibili – si aggiungono quelli abusivi. Non arriva acqua nemmeno dagli immissari del torrente, come la Sugana, perché anche da quelli si preleva a man bassa.
Eppure nonostante tutto qui si trovano ancora pesci d’acqua dolce abbastanza rari come il cobite e il ghiozzo di torrente, ma il gambero di fiume è scomparso.

Sono cinquant’anni che mi tocca sopportare questo scempio – è l’amaro commento di Marco Nicelli che di anni ne ha 60 -. Dalla Pesa tutti prendono e nessuno restituisce, come se la risorsa idrica fosse inesauribile. Cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti? Ultimamente si vede un po’ di consapevolezza degli errori fatti ma per decenni della valle della Pesa e del suo fiume non è importato niente a nessuno. E questo è il risultato”.

Sul tema è intervenuto l’anno scorso il consiglio comunale di Montelupo chiedendo alla Regione Toscana e ai gestori del sistema idrico integrato interventi strutturali per risolvere, o almeno mitigare, il problema. E dal 2019 c’è uno strumento nuovo, il Contratto di Fiume della Pesa, fortemente voluto da Montelupo che ne è anche il capofila. Uno strumento di partecipazione democratica aperto a tutti i soggetti che sono in relazione con il territorio attraversato dal corso d’acqua.

Lorenzo Nesi è il coordinatore dei Comuni firmatari: “Stiamo cercando di far capire a tutti i decisori istituzionali che serve una pianificazione sulla Pesa, anche attraverso il Contratto di Fiume che oggi conta 52 firmatari, per riuscire a mettere in campo interventi integrati che possano pian piano risolvere questa situazione e riducano il rischio idraulico restituendo naturalità al torrente”.
Non sarà facile, ci vorrà del tempo ma è un inizio per lavorare tutti insieme nella giusta direzione. La Pesa ha già dato, è ora di restituirle qualcosa.

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  • Se la smettessero di tagliare gli alberi tutti gli anni il fiume avrebbe ombra, meno alghe, meno evaporazione, più ossigeno e soprattutto più tratti di acqua fonda. Invece lo scopo è contrario, si taglia scientificamente proprio gli alberi che creano buche per rendere il letto più largo e uniforme. E senza vita.

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