Siamo tra i primi in Europa eppure il settore è in grave crisi per la concorrenza di polimeri vergini e riciclati a basso costo provenienti da fuori Europa.
di Gabriella Congedo
5 febbraio 2026
Si fa presto a dire riciclo. L’Italia è tra i Paesi europei più avanzati nel riciclo della plastica eppure oggi il settore è messo in ginocchio da una forte recessione. Le chiusure dei centri di riciclo sono all’ordine del giorno e il fatturato è calato perché ai produttori di imballaggi conviene di più importare plastica vergine da fuori Europa prodotta da fonti fossili, molto più economica. Anche il pet riciclato che arriva dall’Asia costa la metà del nostro. A tutto questo va aggiunto l’aumento dei costi energetici e l’instabilità dei mercati.
Un paradosso che è arrivato anche al grande pubblico grazie all’inchiesta “L’anno della vergine” andata in onda nella puntata di Report del 18 gennaio. Tra le realtà raccontate c’è anche la Revet di Pontedera, un impianto all’avanguardia e una delle pochissime realtà italiane in grado di riciclare le plastiche miste. “Sono assolutamente le più complicate da riciclare – ha spiegato l’amministratrice delegata Alessia Scappini – quelle con più scarto, di cui la maggior parte va a finire in un plasmix che viene bruciato nei cementifici e nelle acciaierie”.
Scarti che però sono troppi, ha fatto sapere il consorzio Corepla, e stentano a essere assorbiti dai cementifici così che spesso finiscono negli inceneritori o in discarica. Un altro nodo che l’amministratrice delegata di Revet ha portato all’attenzione nazionale è che la capacità industriale esiste ma fatica a reggere un mercato che non valorizza il riciclato.
Il quadro non riguarda solo l’Italia. A dicembre 2025 anche la Commissione Europea ha riconosciuto apertamente la crisi del riciclo della plastica parlando di un settore “sotto forte pressione” e segnalando che, senza interventi mirati, gli stessi obiettivi europei su imballaggi ed economia circolare rischiano di diventare irraggiungibili.
“Il punto centrale è il funzionamento del mercato – si legge in una nota di Plures Alia, il gestore del ciclo dei rifiuti nella Toscana centrale – senza regole stabili sulla qualità dei materiali, senza un vero mercato unico delle plastiche riciclate e con una concorrenza globale poco tracciabile anche gli impianti più avanzati rischiano di produrre in perdita. È su questo terreno che si gioca oggi la partita del riciclo: non solo sulla capacità tecnologica ma sulla tenuta industriale di una filiera strategica”.
In questa difficile situazione è importante che anche i consumatori facciano la propria parte, per esempio differenziando bene i rifiuti e privilegiando negli acquisti i prodotti con imballaggi di plastica riciclata. Ma purtroppo non basta. Il problema, come si usa dire, è a monte: si produce e si consuma troppa plastica. Per rendersene conto non servono i numeri, basta farsi un giro tra gli scaffali di un qualunque supermercato: il colpo d’occhio è impressionante.
E dunque è giusto dare più valore alla plastica riciclata ma se non ci sarà, più prima che poi, un profondo cambiamento nelle modalità di produzione e consumo non c’è riciclo che tenga.


















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