Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Il prezzo del silenzio: perché la prevenzione climatica costa meno del non-agire

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Tra negazionismi, miopia della politica e illusioni di breve termine oggi le catastrofi ambientali ci presentano il conto (salatissimo) dell’inazione.

 

di Sandro Angiolini
30 agosto 2026

Le pagine e i siti di tutti i media sono stati occupati negli ultimi giorni dalle impressionanti immagini provenienti dal Nepal, dove le alluvioni hanno distrutto velocemente case, terreni, vite umane e animali. Questo mi ha fatto ricordare che nell’autunno del 1988, quando iniziai a frequentare il Master in politiche ambientali presso l’Università di Londra, fui molto sorpreso di trovare un corso denominato “Disastri naturali e provocati dall’Uomo”; fino ad allora ero abituato a considerare solo i primi e a non capire che spesso anche quelli erano legati alle nostre azioni.

Mai come oggi quel titolo di 38 anni fa risulta profetico. Il crescente cambiamento climatico ci impone dei drammi e dei costi che purtroppo non siamo soliti tenere presenti. Perché tutto questo? Provo a dare alcune risposte:

– il Negazionismo: ce n’è ancora troppo in giro. Spesso lo sostiene chi ha chiari interessi in gioco (per esempio multinazionali petrolifere, politici che vogliono combattere una teoria che costringerebbe a rivedere il modello di sviluppo prevalente). Ci sono anche quelli che, grazie alla rete, si appellano a quell’1% di scienziati che sostengono teorie differenti, e forse per questo più attraenti (il complottismo ha l’indubbio fascino di farci sentire più furbi degli altri);

– i Riduzionisti: il cambiamento climatico c’è, ma in fondo d’estate ha sempre fatto caldo e la storia dell’umanità ci insegna che siamo sopravvissuti a crisi simili. Sarà, ma la novità (e la gravità) della situazione attuale è che il riscaldamento è veloce, soprattutto nel Mediterraneo, e tutte le simulazioni indicano che potrebbe accelerare se non interveniamo presto;

– quelli della Visione di breve termine: prima pensiamo a mangiare e magari a comprarci il cellulare nuovo, poi penseremo anche a promuovere un po’ di energie rinnovabili e al risparmio energetico. Su questa linea si pongono coloro che criticano ferocemente il Green Deal dell’Unione Europea perché “ci costa troppo” e favorisce i Cinesi. A parte il fatto che sono stati loro a scegliere di concentrarsi su certe innovazioni tecnologiche più di 15 anni fa, cioè ben prima del Green Deal (auto elettriche, robot, sistemi solari, batterie, etc), è il tipo di ragionamento che mi preoccupa adesso di più. Per fare un esempio corrisponde a chi, quando deve decidere quale veicolo comprare, si ferma solo a guardare il suo prezzo d’acquisto senza considerare poi quanto consumerà per ogni chilometro e quali costi di manutenzione comporterà ogni anno.

In sostanza: preferireste destinare ogni mese 10 euro a interventi per la prevenzione dei “disastri” ambientali causati dal cambiamento climatico o spendere tutto insieme cifre altissime per rimediarvi una volta accaduti? Sì, perché tutti gli studi che conosco indicano che i costi per “curare” (ammesso che ciò sia possibile, poiché talvolta non lo è, e perdiamo pezzi di natura e vite per sempre) sono molto più alti di quelli per prevenire.

La conseguenza di tutto questo è che ripetutamente, anche sui canali radio-tv nazionali, vanno in onda politici che si affidano al “futuro” nucleare e che rimandano la palla (cioè la responsabilità) alla stessa Unione Europea, che pure ha messo e mette a disposizione molti finanziamenti sia per le energie rinnovabili che per fronteggiare il rischio idro-geologico. E intanto nessuno parla dei costi che ci impone il non-agire…

 

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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