L’uomo moderno deve riscoprire le leggi della biosfera: comprendere l’interconnessione globale è il primo passo per garantirne la sopravvivenza.
di Valentino Valentini, direttore del Museo Laboratorio della Fauna Minore del Parco Nazionale del Pollino, San Severino Lucano (Pz)
7 luglio 2026
Di recente abbiamo ricevuto su Facebook il video di un gran discorso del compianto presidente Sandro Pertini il quale, col fervore di sempre, raccomandava di non stancarsi mai di raccontare a giovani e meno giovani i grandi valori della democrazia e della libertà, tutto questo persino dai primi anni di scolarizzazione. Si tratta di principi inalienabili e insostituibili, diceva, dobbiamo essere sempre vigili e operare ogni sforzo per insegnarli sin dai primi anni di vita delle persone.
Stessa cosa penso si dovrebbe fare per quel che riguarda i fondamentali di Ecologia o, se volete, “Biologia degli ambienti”, sottolineando che il genere umano è solo una parte della natura, direi la più complessa ma anche la più fragile: ed è stato un drammatico errore considerare l’uomo come l’unico vivente “al posto di comando”.
Sotto la guida di ecologi illuminati oggi stiamo cominciando a comprendere che la possibilità e volontà dell’uomo di modificare a suo piacimento l’ambiente (da qualche decennio a questa parte è proprio quello che sta accadendo) si sono sviluppate più velocemente della capacità di comprenderne i principi fondamentali che lo reggono.
Eugene Pleasants Odum, il mio ecologo preferito, con eguale enfasi di Pertini scrive che i bambini prima o poi manifestano il loro interesse per gli esseri viventi ponendo anche innumerevoli domande a genitori e insegnanti i quali però, ancor oggi, non sembrano possedere risposte atte a mantener viva questa loro naturale disposizione. Così, in mancanza di adeguata informazione – anche i media normalmente non aiutano – è facile che prevalga col passar degli anni l’allineamento all’aspetto umano dell’ambiente: un luogo della natura, questo, immenso e prolifico come il Pianeta stesso, ma che comunque sentiamo come costruito per noi, solo per noi!
Così, lamenta l’ecologo, avviene che ancor oggi, nel 2026, non si sono dedicati sforzi sufficienti all’informazione sui fondamentali di ecologia e sui livelli di organizzazione come “popolazioni”, “comunità”, “ecosistemi” e “biosfera”, livelli che stanno al di là di quello dell’individuo singolo, con il risultato che l’uomo conosce più il suo corpo che il suo ambiente.
E non è cosa da poco, anche perché generalmente si è dato rilievo quasi unicamente all’aspetto descrittivo, cioè all’aspetto esteriore della natura (quante volte per descrivere la natura sentiamo parlare solo di “paesaggio”), evidenziando solo gli organismi e le condizioni presenti in un dato momento. Così facendo è evidente che sino a quando ci si limita a un punto di vista puramente descrittivo, per quanto puntuale e documentato, vi è poco in comune tra organismi così diversi come gli alberi, gli uccelli, i batteri.
Al contrario, bisogna spiegare alla gente che nella vita reale essi sono tutti strettamente connessi funzionalmente nei sistemi ecologici, secondo leggi ben definite che l’uomo moderno e inurbato ancora non conosce appieno, e non solo per carenza d’informazione. Analogamente una foresta, un fiume (ricordiamo il nostro Tara) e un oceano hanno molto poco in comune, eppure tutti questi ecosistemi o sistemi ambientali funzionano per la nostra vita e sopravvivenza in modo strepitosamente simile, ed è questo il vero miracolo che bisogna divulgare agli umani al più presto, e lo scrivo con tutto il rispetto per quelli operati da Gesù Cristo e da Padre Pio.
Oggi il riscaldamento climatico, i ghiacciai che fondono, gli incendi violenti e distruttivi, la perdita di biodiversità, l’innalzamento del livello dei mari impongono al genere umano, nel passaggio tra specie adattata all’ambiente a specie “dominante”, di diventare anche e soprattutto garante della sopravvivenza degli ambienti naturali, della biodiversità e delle generazioni future.
Problemi globali che hanno indotto l’ONU a emanare un Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) che mira a rispristinare il 20% delle zone terrestri e marine entro il 2030 e gran parte degli ecosistemi entro il 2050. Ed è compito e responsabilità di tutti, ognuno nel suo piccolo, per quello che può e che deve, come si dice… Dio permettendo, naturalmente. Un Dio della Pace e della Vita che, come scriveva Victor Hugo, sarà vano ricercare nel profondo dei cieli, integrato com’è nell’essenza stessa della natura e di tutto ciò che vive e prospera nei nostri preziosi ambienti naturali.




















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