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In migliaia a Pontedera il 2 giugno per dire no alla guerra e alla nuova base militare

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Foto Movimento No Base

La mobilitazione è stata organizzata dal Movimento No Base: “La Toscana non può e non deve diventare l’hub logistico delle guerre globali”.

 

3 giugno 2026

PONTEDERA (PI) – La Valdera si oppone radicalmente alla militarizzazione del suo territorio e al progetto della nuova base militare del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) e del Tuscania tra Pisa e Pontedera, che costerà 520 milioni di euro. Queste le parole d’ordine della mobilitazione indetta dal Movimento No Base in occasione della Festa della Repubbica, un evento che ha visto scendere in piazza più di duemila persone.
Di seguito il resoconto della giornata redatto a cura degli organizzatori.

Non è stata solo una manifestazione ma un corpo collettivo che ha attraversato Pontedera per dire che la Toscana non può e non deve diventare l’hub logistico delle guerre globali. In migliaia hanno risposto all’appello del Movimento No Base, portando in piazza un’opposizione radicale alla militarizzazione del territorio e al progetto della nuova base militare del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) e del Tuscania tra Pisa e Pontedera. Una presenza di collettivi variegata e determinata giunta da Pisa, Viareggio, Lucca, Livorno e Piombino.

Il corteo ha mosso i primi passi dal Comune verso il Duomo, aperto dalle voci di Stop Rearm. Un intervento che ha subito messo a nudo la ferita democratica: decisioni calate dall’alto, prese in uffici blindati e protette dal segreto militare, mentre la cittadinanza viene esclusa da ogni scelta che riguarda il proprio suolo. “La partecipazione dei cittadini è l’unico vero antidoto a una politica che scambia la democrazia con l’obbedienza agli ordini militari” è stato ribadito tra i primi applausi della piazza.

La preghiera e la cultura di pace – Davanti al Duomo lo spazio è stato occupato dalla testimonianza dei Cristiani No Base. Un richiamo etico e spirituale che ha ribaltato la narrativa del riarmo: la pace non è l’assenza di conflitto ma la presenza di giustizia sociale. Un grido che ha unito credenti e non nella convinzione che investire in armamenti significhi tradire l’umanità.

La scuola non si arruola: contro la censura e per la libertà – Mentre il corteo riprendeva il cammino la parola è passata ai collettivi studenteschi e allə studentə No Base. Il focus si è spostato sull’università e sulle scuole, denunciando il clima di censura e repressione che sta colpendo il mondo della formazione. È stata duramente condannata la linea del ministro Valditara e la gravità della sanzione inflitta all’insegnante “colpevole” di aver invitato Francesca Albanese a parlare di Palestina. “Sanzionare un docente significa colpire la libertà di insegnamento e il pensiero critico”, hanno gridato gli studenti, rivendicando una scuola che sia officina di pace e non anticamera della caserma.
Presso la palestra Pacinotti l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola ha approfondito il legame tra propaganda bellica e percorsi formativi, ribadendo che l’istruzione deve restare pubblica, laica e libera da ogni logica di guerra.

Lo snodo della morte: trasporti e Military Mobility – Raggiunta la stazione, il tema si è fatto infrastrutturale. I Ferrovieri contro la guerra hanno tracciato la mappa della “Military Mobility”. Pontedera è oggi lo snodo cruciale che connette i porti di Livorno, Piombino e La Spezia all’asse Nord Europa-Mediterraneo attraverso Firenze. “Vogliono trasformare la Toscana in una piattaforma logistica per il transito di truppe e armamenti”, hanno denunciato i ferrovieri. La piazza ha risposto con un secco no: i binari devono servire alla mobilità sostenibile dei pendolari e non al trasporto di strumenti di morte.
La memoria della strage di Viareggio è servita a ricordare che la sicurezza dei cittadini viene sempre sacrificata sull’altare del profitto e della velocità, oggi piegati alla logistica bellica e all’ipocrisia di chi chiama “presidi di sicurezza” le basi di proiezione militare all’estero dei soldati nostrani.
Nel corso della mobilitazione il corteo ha espresso piena solidarietà – tramite gli esponenti di Freedom Flotilla Italia – al popolo palestinese e a tutti i popoli oggi oppressi dalla guerra.

Welfare e diritto all’abitare – In via Brigate Partigiane l’Unione Inquilini ha portato il corteo di fronte alla realtà cruda dell’emergenza abitativa. Mentre il governo stanzia 520 milioni di euro per una base militare migliaia di famiglie restano senza casa e la sanità pubblica cade a pezzi. “Ogni euro speso in cemento militare è un euro sottratto a un tetto per chi ne ha bisogno e a una visita medica garantita”.

Lavoro e riconversione: il nodo Piaggio Il momento finale e più simbolico si è svolto davanti ai cancelli della Piaggio. Qui, l’intervento di Cappellini e del Coordinamento Valdera Avvelenata ha chiuso il cerchio. È stata denunciata la deriva verso la transizione civile-bellica e l’ossessione per la cyber-sicurezza militare. I dati parlano chiaro: l’industria civile genera più occupazione e ricchezza duratura rispetto a quella bellica. “Non vogliamo una fabbrica che costruisce morte ma una produzione che rispetti l’ambiente e la salute dei lavoratori”. La Valdera avvelenata dai profitti indiscriminati chiede oggi una bonifica dei territori e delle menti.

I prossimi appuntamenti – La mobilitazione non si è fermata qui. Nel pomeriggio è proseguita con una grande assemblea proprio nella Tenuta Isabella, l’area deputata a divenire, secondo il Ministero della Difesa, una pista e un poligono militare. “Noi oggi parleremo del futuro di questa zona e dei prossimi appuntamenti di mobilitazione, a partire dal campeggio no base giovanile nel fine settimana del 13 e 14 giugno e la partenza di una nuova flottilla da Viareggio il 20 giugno”.

Pontedera ha scelto da che parte stare: dalla parte della vita, della trasparenza e di un futuro dove i 520 milioni di euro servano a costruire scuole, case e ospedali, non basi militari. Una scelta di campo condivisa a livello nazionale: tramite un coordinamento antimilitarista, analoghe manifestazioni si sono svolte in contemporanea a Catania, Trapani, Cagliari, Vicenza e Firenze.

Movimento No Base

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