Inquinamento

In Toscana 489 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia, non danno scampo i dati del monitoraggio Arpat

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Valori medi che vanno ben oltre la media nazionale, il 95% dei rifiuti è plastica e polistirolo. I dati peggiori a Marina di Castagneto Carducci (Li). 

 

di Gabriella Congedo
28 agosto 2025

La bellezza di 489 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. Sono i valori medi raccolti da Arpat – l’Agenzia regionale di protezione ambientale – su alcune spiagge del litorale toscano nel 2024 durante l’attività di monitoraggio nell’ambito della Strategia Marina.
Valori molto superiori all’obiettivo di 20 rifiuti ogni 100 metri stabilito dalla direttiva europea per il raggiungimento del Buono Stato Ambientale e soprattutto che si collocano ben oltre i valori medi nazionali (tra 250 e 300 negli ultimi anni).

Si tratta per lo più di plastica e polistirolo (circa il 95%) seguiti da cotton fioc, tappi e mozziconi di sigaretta: oggetti di uso quotidiano che finiscono lungo le coste trasportati dal vento, dai fiumi o abbandonati direttamente sulla spiaggia.

Nell’ambito della Direttiva Quadro sulla Strategia marina ARPAT campiona con cadenza semestrale 5 spiagge sulla costa toscana: Vittoria Apuana – Forte dei Marmi (LU), Marina di Vecchiano (PI), Marina di Castagneto sud (LI), Quagliodromo di Piombino (LI) e Collelungo (GR). È su queste spiagge campione che l’Agenzia regionale ha rilevato una media di 489 rifiuti ogni 100 metri lineari.

Le quantità variano da un lido all’altro. A registrare il valore più alto in assoluto nel 2024 è la spiaggia di Marina di Castagneto Carducci (LI) con 893 rifiuti ogni 100 metri, seguita da Vittoria Apuana (LU) e Marina di Vecchiano (PI), con rispettivamente 499 e 495 oggetti. La spiaggia più pulita è invece Collelungo (GR), nel Parco della Maremma, con 225 oggetti.

Come avviene il monitoraggio

Nella scelta delle spiagge da monitorare Arpat si attiene ai criteri previsti dalla Strategia marina nel 2015. La Direttiva stabilisce che ogni Regione monitori almeno una spiaggia per ciascuna di queste tipologie: aree urbanizzate; foci fluviali; aree portuali o comunque soggette a inquinamento proveniente dal trasporto marittimo e dalla pesca; aree remote non direttamente accessibili via terra o individuate in aree protette.
I campionamenti sono 2 all’anno, ad aprile e novembre. Viene censito un transetto di spiaggia di 100 metri di lunghezza rilevando tutti i rifiuti superiori a 2,5 cm fatta eccezione per i mozziconi di sigaretta che vengono sempre contati e raccolti a parte secondo una specifica metodologia d’indagine.

I rifiuti sono riportati in apposite schede in cui si specifica il materiale di cui sono composti. Il passaggio successivo è la definizione del parametro di abbondanza: “numero di rifiuti per 100 metri”.
ARPAT si assicura poi che i rifiuti vengano rimossi grazie alla collaborazione con i Comuni, i gestori dei rifiuti urbani e le associazioni di volontariato; un’operazione necessaria per evitare di censire di nuovo gli stessi rifiuti nella stagione successiva.

L’andamento nel decennio 2015-2014

Analizzando i dati raccolti dal 2015 al 2024, informa ARPAT, emerge una notevole variabilità tra spiagge e anni, senza una tendenza chiara, con una media complessiva di 494 oggetti ogni 100 metri. Tuttavia dopo il 2020, l’anno del lockdown (risultato infatti tra i più “puliti” con 162 oggetti/100m), sembra esserci un certo aumento. Come per altri comparti ambientali, negli anni successivi al 2020 i livelli sono aumentati fino a un massimo registrato nel 2023 con 948 oggetti/100 m, il valore più alto dell’intero decennio.

Medie annuali 2015-2024 (fonte Arpat)
Medie annuali 2015-2024 (fonte Arpat)

Inquinamento da plastica, un’emergenza mondiale

I rifiuti sulle spiagge toscane sono un tassello di un problema enorme. Senza un accordo a livello mondiale per ridurre la produzione di plastica il rischio sarà, come indicano le proiezioni Ocse, che i rifiuti di plastica arrivino a triplicarsi entro il 2060.
Purtroppo il vertice mondiale ONU tenutosi a Ginevra un paio di settimane fa – che a questo era finalizzato – si è risolto in un fallimento. Su 184 Paesi presenti 10 si sono opposti; tra questi Arabia Saudita, Cina, Stati Uniti, India e Iran. Nazioni che, per diversi motivi, proteggono forti interessi economici legati alla filiera della plastica e del petrolchimico.
Per il momento, in attesa di un futuro rinsavimento, non resta che sperare in un cambiamento dei comportamenti individuali e di gruppo. Un primo passo necessario e urgente, per noi e per le generazioni che verranno. Non abbiamo più tempo.

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