Rifiuti e riciclo

Inceneritore di Montale: Rossano Ercolini e Chicco Testa, due idee opposte

Da sinistra Rossano Ercolini e Chicco Testa
Da sinistra Rossano Ercolini e Chicco Testa

Per Ercolini il raddoppio contraddice i principi dell’economia circolare, per Testa senza inceneritore il ciclo dei rifiuti resta incompleto.

 

Redazione
11 settembre 2026

MONTALE (Pt) – Il confronto tra il presidente di Zero Waste Italy Rossano Ercolini e Chicco Testa, presidente di Assoambiente, sull’inceneritore di Montale può essere ridotto a una domanda molto concreta: fra dieci o vent’anni ci saranno davvero 100 mila tonnellate di rifiuti da bruciare ogni anno?

L’Assemblea di Ato Toscana Centro ha scelto, con l’89% dei voti, lo scenario che prevede un nuovo impianto a Montale capace di trattare circa 100 mila tonnellate annue, contro le circa 50 mila potenziali dell’attuale inceneritore.

I dati certificati 2024 raccontano che nei 65 Comuni di Ato Centro sono state prodotte 858.142 tonnellate di rifiuti urbani, delle quali 259.922 tonnellate di Rifiuto Urbano Residuo (RUR), con una raccolta differenziata del 69,71%. Montale ne assorbe attualmente circa 47 mila e l’Ambito continua a ricorrere massicciamente a impianti esterni. La stessa Regione definisce insufficiente l’attuale capacità di chiusura del ciclo. È qui che Testa trova il suo argomento più forte: il rifiuto residuo esiste e deve andare da qualche parte. Una raccolta differenziata elevata non significa automaticamente riciclo totale e anche dalle lavorazioni delle frazioni differenziate derivano scarti.

Ma Ercolini pone una questione altrettanto difficile da aggirare: un inceneritore non viene costruito per i rifiuti di oggi ma per quelli dei prossimi decenni. Il Piano regionale punta al 75% di raccolta differenziata nel 2028, verso l’80-85% nel 2035, con almeno il 65% di riciclo effettivo e non più del 10% dei rifiuti urbani in discarica.

Applicando semplicemente quelle percentuali alla produzione attuale dell’Ato il RUR scenderebbe a circa 215 mila tonnellate con il 75% di differenziata, 172 mila con l’80% e appena 129 mila con l’85%. E sono calcoli prudenti, perché mantengono invariata la produzione complessiva di rifiuti. Con una riduzione del 10% dei rifiuti prodotti, nel 2035 il residuo scenderebbe indicativamente tra 116 mila e 154 mila tonnellate.

E qui emerge il vero problema. Un impianto da 100 mila tonnellate potrebbe arrivare ad assorbire dal 65% a oltre l’85% dell’intero RUR dell’Ambito, a seconda dello scenario. Dunque i rifiuti per alimentarlo potrebbero esserci. Ma dire che debbano necessariamente essere inceneriti è tutt’altra cosa.

Prima di impegnare Montale per altri trent’anni servirebbe quindi un bilancio di massa pubblico: quanti rifiuti produrremo nel 2030 e nel 2035, quanti saranno realmente riciclati, quanti scarti resteranno e quanti richiederanno davvero recupero energetico? È questa la domanda che lo scontro Ercolini-Testa lascia aperta. Perché il rischio peggiore sarebbe costruire oggi un grande impianto e scoprire domani che, per renderlo economicamente sostenibile, occorre continuare a garantirgli proprio quei rifiuti che l’economia circolare dovrebbe far scomparire.

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