Il comunicato sul parco eolico di Londa contiene argomentazioni surreali. Ma la fake più macroscopica riguarda la presunta inefficienza dell’eolico.
di Mauro Romanelli, presidente di Ecolobby
19 gennaio 2026
Ho letto con un certo sconcerto il comunicato stampa di Italia Nostra sul parco eolico di Londa. E, purtroppo, confesso che non riesco a definirlo se non una collezione di forzature e argomentazioni capziose, talune anche decisamente grossolane.
Ma ciò che più inquieta e dispiace è che esso riecheggia in diversi tratti i toni, le argomentazioni, le terminologie di tutto il classico armamentario pro-fossile e negazionista tipico dell’ estrema destra politica, Trump in testa, e di quella minoranza di pseudoscienziati, giornalisti e opinionisti, irriducibili sostenitori del mondo petrolifero.
Per iniziare, nel comunicato ci tocca leggere la solita solfa trita e ritrita che, siccome noi come Italia rappresentiamo una piccolissima percentuale delle emissioni globali, lo zero virgola qualcosa, è inutile, anzi è “ideologia”, affannarsi a costruire impianti rinnovabili: in effetti anche le mie tasse rappresentano una piccola frazione del gettito nazionale, molto meno dello zero virgola, quindi posso non pagarle, anzi, pagarle diventa “ideologia”?
Suvvia, ma davvero un’associazione come Italia Nostra ha scritto questo? Sì, purtroppo lo ha scritto per davvero.
Scendendo un po’ più nel merito, il documento prosegue con una raffica di affermazioni davvero surreali: che le rinnovabili sono costate 200 miliardi di incentivi pubblici, che sono inefficienti e stanno persino peggiorando perché sono imprevedibili, che subiscono il “curtailment” che è uno spreco di energia, che la rete non le regge e non le integra, che questa “corsa indiscriminata” a fotovoltaico ed eolico è ideologica, e forse dimentico anche qualcosa.
Le rinnovabili in realtà sono costate 120-150 miliardi dal 2005 al 2025 (dati Arera), generando però risparmi in bolletta di almeno pari grado per il minor import di combustibili fossili e la minore esposizione a volatilità geopolitiche e grazie alla riduzione del prezzo all’ingrosso (PUN), dovuta alla maggiore produzione da fonti a costo marginale zero (fotovoltaico, eolico, idroelettrico) che abbassano il prezzo medio, specialmente nelle ore di picco solare/vento, riducendo la dipendenza dal gas (che spesso fissa il prezzo marginale).
Inoltre hanno generato circa 212.000 – 350.000 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti (inclusi filiera FV, eolico, bioenergie, installazione, manutenzione), secondo i dati Legambiente/EurObserv’ER .
Forse è poi il caso di ricordare ai nostri amici un po’ smemorati di Italia Nostra che anche le fonti fossili sono sussidiate con denaro pubblico, molto ma molto più generosamente delle rinnovabili (383 miliardi negli ultimi tredici anni, secondo una stima di Legambiente, ricostruendo su dati del Ministero), che fanno salire i prezzi delle bollette, oltre a regalarci ottantamila morti l’anno di inquinamento urbano (dati Istituto Superiore Sanità) e 18 miliardi di danni da fenomeni climatici estremi solo nel 2024.
Per Italia Nostra questi sono dettagli?
E per Italia Nostra le indicazioni delle Nazioni Unite, dell’Ipcc, dell’Agenzia Internazionale dell’energia, dell’Unione Europea, che chiedono agli Stati di decarbonizzare entro il 2050, seguendo come strategie fondamentali di intervento, oltre all’implementazione dei sistemi di storage e l’elettrificazione, proprio l’installazione di eolico e fotovoltaico (indispensabili entrambi, poichè complementari: estivo e diurno il sole, notturno e invernale il vento), sono ideologia, ossessione o “corsa indiscriminata”, come si legge nel loro comunicato?
È tanto folle e indiscriminata questa “corsa” che l’Italia è in ritardo su tutte le tabelle di marcia, subisce continuamente richiami in sede Ue e installa 7 GW scarsi all’anno mentre dovrebbe farne almeno 12 (con la Toscana tra le regioni peggiori, 200 MW all’anno mentre dovrebbe farne 760), e in particolare è praticamente a zero quanto a energia eolica (in Toscana, nemmeno un KW installato negli ultimi due anni): questa è la “corsa indiscriminata” di una lumaca zoppa, cari amici.
Ma la fake più macroscopica riguarda la presunta inefficienza dell’eolico: “Più pale, meno vento. Mentre la potenza eolica installata cresce a ritmi sostenuti, la produzione reale di energia da eolico registra un calo significativo e il sistema elettrico nazionale è sempre più costretto a pagare energia che non riesce a utilizzare“, apre spavaldo e trionfante il comunicato stampa.
C’è da stropicciarsi gli occhi. Ma da dove hanno tirato fuori una simile assurdità?
L’eolico è invece sempre più efficiente. E’ l’energia con minor impatto climalterante sul ciclo vita (11 grammi di anidride carbonica emessa per chilowattora prodotto), occupa pochissimo suolo (una pala industriale moderna da 5 MW occupa trecento metri quadri e produce energia quanto duemila impianti fotovoltaici domestici), è riciclabile al 97% (tranne le pale stesse, per la presenza di particolari resine, comunque non tossiche).
E, a differenza di quanto scritto, si tratta di strutture rimuovibilissime che non costituiscono affatto interventi irreversibili: peraltro lo smaltimento a fine vita deve essere previsto dall’azienda, è un obbligo legale, ma di che parlano i nostri amici?
Il curtailment è un fenomeno tipico di tutti i sistemi energetici che stanno iniziando a implementare rinnovabili: essendo queste energie incostanti e imprevedibili (a volte non ci sono, a volte sono in eccesso) un po’ di energia viene in effetti sprecata. Si tratta però per adesso di molto meno dell’1% della produzione energetica complessiva: per l’esattezza lo 0,4 % nel 2025, 500-650 GWh su 140.000 di energia rinnovabile prodotta.
E anche questa micro-inefficienza verrà peraltro presto riassorbita totalmente grazie all’implementazione di sistemi di storage, in particolare batterie industriali, settore nel quale, incredibilmente, l’Italia è tra i Paesi leader mondiali avendo installato una notevole quantità di potenza efficiente negli ultimi due anni.
Un altro espediente grossolano e davvero sconcertante che viene usato per sostenere l’idea strampalata che l’eolico stia perdendo efficienza è prendere un unico dato, uno solo, quello del 2024 sul 2023, in cui, in effetti, a fronte di un aumento di installato (del 4-5%, non certo del 26% come scritto) c’è una diminuzione della produzione eolica effettiva del 5,6%: ma questo è successo esclusivamente perchè il 2023 è stato un anno record per ventosità in Italia, con un conseguente picco di produzione massiva di energia eolica, mentre nel 2024 si è tornati allo standard, tutto qua.
Peraltro, invece, il 2024 (anno modesto per l’eolico, appunto per scarsezza di vento) è stato anno record per il fotovoltaico, a ulteriore dimostrazione della assoluta complementarietà, non solo diurna/notturna, non solo stagionale, ma anche annuale e pluriennale, di sole e vento.
Guardando i dati di lungo periodo, ovviamente, le cose tornano a posto: l’eolico cumulativo installato in Italia al 2015 era 5,8 GW e ha prodotto 9,1 TWh (1.569 ore equivalenti) mentre nel 2025 è arrivato a 13,6 GW, per 22 TWh di produzione (1.618 ore equivalenti). Nessun calo di efficienza, quindi, su una proiezione decennale, anzi una leggera crescita: anche su questo tema, Italia Nostra descrive dunque un universo parallelo che ha poco a che fare con quello reale.
Non vorremmo offendere l’intelligenza di chi legge, poi, dilungandoci troppo nel ricordare, a fronte della microscopica e irrilevante inefficienza delle rinnovabili dovuta al curtailment, le mostruose e devastanti inefficienze del sistema di ricerca, estrazione, raffinazione, trasporto, combustione di idrocarburi, che se nel complesso stanno sotto il 90% è un miracolo.
Italia Nostra, si sa, è da sempre e meritoriamente attentissima e inflessibile sulle pagliuzze: peccato che si dimentichi sempre delle travi.
Entrando nel merito stretto del progetto si arriva all’apoteosi: le piaghe bibliche al confronto sono amenità.
Biodiversità in pericolo, strazio dei crinali, problemi idrici e idrogeologici, costruzione in zona sismica (mai che una zona non sia sismica, per questi comitati… è il primo e sempiterno cavallo di battaglia!), “rischi concreti per la pubblica incolumità” (scritto in grassetto).
Ma su questi aspetti non vale nemmeno la pena di perderci del tempo, basta l’ironia. Come dico sempre per battuta, l’eolico ha in effetti un impatto devastante, ma prima della realizzazione, quando a sentir qualcuno sembra peggio dell’apocalisse.
Dopo che è stato realizzato, generalmente la gente invece non lo vede più, e nemmeno si ricorda più che esiste, talmente è innocuo, silenzioso e irrilevante.
E comunque, me ne fate vedere uno, dico uno, delle decine di migliaia di parchi eolici che ormai da decenni esistono in questo Mondo, in cui una pubblicazione scientifica ufficiale che sia una testimoni una perdita di biodiversità, una frana, un problema sismico, un prosciugamento di qualche sorgente o risorsa idrica?
E me lo fate conoscere, per piacere, un parco eolico che da qualche parte nel Mondo abbia addirittura pregiudicato l’incolumità di qualcuno (viene da ridere, non ci fosse da piangere)?
Ovviamente non troverete un solo caso, ma nemmeno mezzo. Perchè non c’è.
L’eolico e il fotovoltaico industriali, presenti da decenni in decine di migliaia di esemplari in tutto il Pianeta, e anche con impianti di dimensioni molto maggiori dei 6 miseri aerogeneratori previsti per Londa, non inquinano, non devastano, non impoveriscono la biodiversità, non disboscano, non fanno franare proprio niente, in nessun luogo.
L’eolico è un disastro solo nelle fantasie dei comitati e delle assemblee urlanti, ma nella realtà non nuoce e non ha mai nuociuto a una mosca.
Per finire, non mancano neppure complottismi e leggende metropolitane: dall’ostacolo che le turbine frapporrebbero ai canadair antiincendio (sic!) alla solita gettonatissima sciocchezza che ci sarebbe interesse a costruire anche se non c’è vento per “prendere gli incentivi pubblici”, adducendo come prova a suffragio “la secretazione dei dati anemometrici”.
Peccato che nessuna azienda renda mai pubblici i dati anemometrici perchè hanno valore commerciale e sono segreto industriale (ma la Regione li ha comunque a disposizione) e peccato che, comunque, non esistano incentivi per installare i generatori ma solo per l’immissione di energia in rete, quindi se un’azienda costruisse dove non c’è vento farebbe solo autolesionismo.
Fermiamoci qua, credo che basti e avanzi.


















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