Il presidente Francesco Pratesi: “Pale e pannelli coprono il 5% del fabbisogno energetico italiano ma al 2030 ci saranno costati circa 400 miliardi di euro”.
22 gennaio 2026
Il presidente di Italia Nostra Toscana Francesco Pratesi risponde a Mauro Romanelli, presidente dell’associazione Ecolobby, il quale in un recente intervento su questo sito esprime il suo giudizio sulle osservazioni presentate da Italia Nostra al progetto di un parco eolico a Londa (Firenze).
Al Presidente di Ecolobby,
ci teniamo a replicare come Italia Nostra Toscana agli spassionati rimproveri che ci rivolge tale associazione “Ecolobby”. Dobbiamo ammetterlo umilmente: ci hanno convinti. In fondo l’Italia è un luogo come tanti altri, una landa vocata a essere cosparsa di pale e pannelli solari. L’Unesco deve aver preso un abbaglio nel farne il Paese al mondo con il maggior numero di siti da proteggere. Probabilmente non hanno capito che il nostro Paese (“Belpaese” per qualche buontempone) non è da proteggere ma da sfruttare. Dobbiamo limare a ogni costo quel terribile 0,15% di impatto che ha la produzione elettrica italiana sulle emissioni mondiali di CO2.
E quindi come non dare manforte agli “ecolobbisti” che promuovono eroicamente l’installazione di microscopiche pale alte 200 metri sui crinali davanti a Firenze ma anche davanti a Orvieto o a Pitigliano, o nel mezzo di quelle Crete Senesi? Luoghi certamente sacrificabili di fronte alla gloria di riuscire a produrre qualche megawatt “green” per una ventina d’anni. Poi se non c’è abbastanza vento pazienza: un giorno arriverà anche quello, giusto? Potremmo organizzare delle danze propiziatorie, chissà, potrebbero aiutare. E poi per altre bellissime e utilissime pale potremmo sfruttare superfici già pronte: ad esempio il selciato di Piazza San Pietro a Roma: basterebbe sostituire quell’inutile obelisco (che non produce neanche un kilowatt!) con una pala di ultima generazione da 236 metri: pensate che bello: svetterebbe cento metri sopra la cupola di Michelangelo.
E dobbiamo ringraziare queste lobby, davvero, perché tutta questa meraviglia costa pochissimo. Gli ecolobbisti riconoscono a oggi una spesa di 150 miliardi, spiccioli per un Paese come l’Italia che, come tutti sanno, ha soldi da buttare. Ma occorre includere i costi per l’adeguamento della rete, per gli accumuli (oneri di sistema) e tutti gli stanziamenti per le nuove “FERX” in arrivo. Al 2030 avremo complessivamente speso per pale e pannelli qualcosa come 400 miliardi di Euro, che volete che sia?
Davvero vogliamo discutere dei dettagli? Non ci dimentichiamo che pale e pannelli coprono la bellezza del 5% del fabbisogno energetico italiano! Ergo: non esiste modo migliore di spendere denaro pubblico, altro che scuole e ospedali… Dulcis in fundo: finalmente ci consegniamo al monopolio cinese. La famosa sovranità energetica, ma per via cinese.
Converranno con noi, gli ecolobbisti, che queste “spesucce” scaricate sulle bollette di famiglie e imprese hanno provocato qualche lieve malcontento. Qualche imprenditore osa infatti lamentarsi che sono troppo care. Qualcuno persino chiude o si trasferisce all’estero: non solo in Italia ma in tutta Europa. Qualche posto di lavoro viene perso, ma pazienza, non abbiamo bisogno di imprenditori così, giusto? L’importante è costruire pale e pannelli a ogni costo e incassare incentivi, garantiti. Il famoso business, ma senza rischio d’impresa.
Gli ecolobbisti hanno ragione anche su un altro aspetto: la biodiversità non può essere un dogma, falciare aquile e pipistrelli può capitare: selezione naturale, giusto? Il rumore e lo sfarfallio per chi ci abita vicino? Basta chiudere le tapparelle. O trasferirsi altrove. Qualche guastafeste in Germania ha perfino osato notare che le pale, girando a velocità elevatissime, subiscono erosione da pioggia e grandine, disperdendo nell’ambiente micro-residui chimici tossici. Hanno analizzato i fegati dei cinghiali che vivono accanto agli impianti. Risultato: contaminazioni. Ne parlava la TV tedesca ZDF. Ma non diciamolo troppo in giro: c’è il rischio che qualcuno cominci a farsi delle domande.
E già che ci siamo, apriamo anche il capitolo “fine vita”. Perché, come ogni oggetto industriale, anche le pale eoliche prima o poi smettono di girare. Ma che problema c’è? Basta interrarle o spedirle altrove. La Germania, che di queste meraviglie è ormai tappezzata, si sta molto entusiasmando nel gestirne lo smaltimento: le pale in gran parte non sono riciclabili, le resine e i materiali compositi non trovano sbocchi industriali efficienti e le discariche cominciano a riempirsi di splendidi relitti bianchi.
Anche qui, però, niente panico: quando tra vent’anni ci ritroveremo i crinali toscani punteggiati di plinti da 5.000 metri cubi di cemento e carcasse di pale inutilizzabili, troveremo sicuramente una soluzione creativa. Magari le chiameremo “archeologia industriale green” e le lasceremo lì, come monumenti alla transizione.
Francesco Pratesi
Presidente Italia Nostra Toscana


















Grazie Francesco! Papa’ Fulco da lassu’ sara’ contento di vedere un figlio coraggioso e combattivo come lui. Un vero difensore dell’ambiente, dei suoli, delle campagne, dei crinali appenninici, del ns ancor grande patrimonio agronaturale e storico culturale, unico al mondo. Minacciato (e al Sud gia’ compromesso) da una arrembante speculazione energetica millantata di verde. 6000 progetti incentivati con le ns bollette stanno per distruggere la ns grande bellezza identitaria e le migliori filiere agroalimentari e agroturistiche, sostituendole con distese industriali di silicio, cemento, lamiere, resine epossidiche e altri eterni rottami.