Opinioni

La Festa dell’Albero e il “lato oscuro” del 5G tra ipotesi e suggestioni

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Alcuni studi sembrano avallare l’ipotesi che gli alberi di grandi dimensioni possano rappresentare un ostacolo alla diffusione del 5G.

 

di Marcello Bartoli
20 novembre 2025

Come ogni anno il 21 novembre in Italia si celebra la Festa dell’Albero. La celebrazione ha radici storiche profonde, tanto che fu celebrata per la prima volta nel 1898 e fu istituzionalizzata per legge nel 1923. La data del 21 novembre è stata fissata nel 1951 dal ministero dell’Agricoltura e riconosciuta come ricorrenza nazionale ufficiale da una legge entrata in vigore nel febbraio 2013.

Per l’occasione vengono organizzate diverse iniziative in tutto il Paese, spesso coordinate da associazioni ambientaliste, enti locali e scuole. Le attività tipiche includono piantumazione di nuovi alberi, eventi didattici, tour guidati, conferenze e incontri tematici. L’obiettivo principale resta quello di educare le nuove generazioni e i cittadini sull’importanza vitale degli alberi per l’ambiente e la qualità della vita.

Purtroppo capita ancora di sovente che cittadini organizzati in comitati entrino in rotta di collisione con il proprio Comune per disparità di vedute circa la gestione del verde pubblico riguardanti in particolare tagli e capitozzamenti di alberi che non sempre sembrano giustificati da un’oggettiva situazione di pericolo pubblico.

A questo proposito in una parte dell’opinione pubblica si è fatta strada l’ipotesi che molti tagli apparentemente indiscriminati abbiano una qualche forma di correlazione con la diffusione del 5G. Già nel 2019 Andrea Grieco, docente di Fisica a Milano ed esperto dei problemi legati all’inquinamento elettromagnetico, sosteneva che “l’acqua, di cui in genere sono ricchi gli alberi e le piante, assorbe molto efficacemente le onde elettromagnetiche nella banda millimetrica e per questo motivo costituisce un ostacolo alla propagazione del segnale 5G. In particolare le foglie, con la loro superficie complessiva elevata, attenuano fortemente i segnali nella banda UHF ed EHF, quella della telefonia mobile”.

Secondo questa tesi le mini-antenne 5G troverebbero negli alberi un ostacolo nel trasporto dati, non avendo il segnale del wireless di quinta generazione lo stesso campo elettrico né la stessa penetrazione a lungo raggio dei precedenti standard 2G, 3G e 4G. In pratica, l’albero fungerebbe da barriera. Le foglie dell’albero, piene d’acqua, assorbono lo spettro di banda del 5G, impedendo l’ottimale ricezione del segnale emesso dalle mini-antenne.

Un documento di quegli anni sulle pianificazioni geospaziali del 5G stilato da Ordance Survey, l’ente pubblico del Regno Unito incaricato di redigere la cartografia statale, spiegava di dover considerare come il segnale del 5G può essere ostacolato da tutti gli oggetti con altezza oltre i 4 metri, tra i quali alberi di grandi dimensioni e siepi alte, poiché arbusti, foglie e rami devono essere considerati come bloccanti del segnale del 5G”. In sostanza gli studiosi dell’Ordance Survey dicevano che gli alberi con altezza oltre i 4 metri sono un intralcio, un vero e proprio ingombro per la diffusione del segnale elettromagnetico del 5G che, irradiato dai lampioni della luce, non verrebbe recepito a terra dai nuovi smartphone.

Si tratta solo di ipotesi, di suggestioni? Per qualcuno si tratta di “lato oscuro” del 5G. Comunque sia, per quanto concerne i possibili effetti del 5G sulla salute alcuni ricercatori come Patrizia Gentilini e Livio Giuliani continuano a essere particolarmente pessimisti circa l’esposizione ai campi elettromagnetici di quinta generazione.

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