Mancano i decreti attuativi e non esistono sistemi di raccolta a terra. La Onlus Marevivo: “Plastiche disperse in mare un pericolo anche per la salute umana”.
Redazione
14 maggio 2026
A quattro anni esatti dall’entrata in vigore la legge “Salvamare” (legge 60/2022), uno strumento essenziale per il recupero dei rifiuti di plastica dal mare, è ancora inapplicata. Non sono stati, infatti, emanati alcuni fondamentali decreti attuativi che consentirebbero di rendere efficace uno strumento fondamentale nella lotta all’inquinamento marino. In particolare manca il decreto relativo all’art. 2 che disciplina le modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati e volontariamente raccolti in mare. In pratica non esistono sistemi di raccolta a terra.
Questa paralisi rischia di vanificare una norma nata per combattere l’inquinamento marino, favorire il recupero dei rifiuti in mare e proteggere il suo ecosistema, con conseguenze sempre più pesanti anche per la salute umana.
A lanciare l’allarme è Marevivo, la onlus che dal 1985 lavora per la tutela del mare e dell’ambiente. Perché la plastica dispersa in mare non è solo un problema ambientale ma anche biologico e sanitario. “Si frammenta in micro e nanoplastiche che entrano nei sistemi viventi per via respiratoria, cutanea e alimentare, accumulandosi nei tessuti umani – spiega il dottor Antonio Ragusa, membro del Comitato Scientifico di Marevivo. – Il problema reale è cosa provocano una volta entrate nell’organismo. I dati raccolti parlano chiaro: stress ossidativo, infiammazione cronica e interferenza endocrina. Tra le patologie causate vi è la sindrome metabolica che porta all’obesità, della cui diffusione nel mondo la plastica è tra le maggiori responsabili. Ignorare questi segnali sarebbe un errore imperdonabile”.
Secondo i dati di Marevivo ad oggi circa 8.000 tonnellate di rifiuti accidentalmente recuperati durante le attività di pesca – soprattutto plastica, ma anche ferro, metalli, pneumatici e vetro – avrebbero potuto essere conferiti a terra attraverso un adeguato sistema di raccolta, come previsto dalla legge n. 60/2022. Cosa che oggi non accade perché manca un sistema di gestione e i pescatori dovrebbero provvedere a proprie spese.
“Questa legge rappresentava un punto di svolta nella tutela del mare. Ormai siamo arrivati al punto in cui le reti da pesca portano a galla più plastica che pesci e tutto questo accade oggi in modo esponenziale – sottolinea Rosalba Giugni, presidente Marevivo. – Diversi organismi marini, vittime dell’inquinamento, sono in serio pericolo costretti a vivere in un habitat compromesso”.
Oggi, a quattro anni dall’entrata in vigore della legge che avrebbe dovuto risparmiare tonnellate di plastica ai nostri mari sempre più inquinati, Fondazione Marevivo – tra le principali realtà promotrici della legge n. 60/2022 insieme con la Federazione del Mare, Lega Italiana Vela, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Lega Navale, La Grande Onda e i quasi 100.000 firmatari della petizione lanciata su Change.org – rinnova l’appello alle istituzioni affinché vengano emanati con urgenza i decreti mancanti.



















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