Impatto (quasi) zero - di Laura Lop

La re-azione del cuore

Cuore
Lo spirito del Natale è ormai sovrastato dallo sfruttamento commerciale. Ma il 2019 ci ha regalato qualcosa di bello: un’ondata crescente di giovanissimi attivisti.

 

di Laura Lop

Dicembre, mese di feste e lustrini, di regali e di abbracci, di eccesso di cibo, visite ai parenti, di code al cinema, spinte nei negozi, extra traffico per strada. Un mese impegnativo per chi ha legami affettivi difficili, per chi si sente solo, per chi si sente povero.
Nel mese in cui la spiritualità dovrebbe conoscere la sua massima celebrazione, soprattutto per chi aspetta la nascita del Messia, schiere di persone cadono in stati di profonda tristezza, privati del significato più profondo di rinascita.

In questo periodo si mischiano tradizioni pagane e cristiane, una lista di Santi che a malapena ricordiamo chi fossero, le lenticchie, il vischio, le mutande rosse, i fuochi d’artificio, una sequenza di azioni meccaniche che ripetiamo nella nostra quasi totale distrazione.
In tempi antichi nella notte del solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, si festeggiava il sole e il graduale ritorno alla luce. In questo momento storico, il buio si avverte più denso da allontanare.

Siamo nell’era dell’avere e dell’apparire in cui ancora molte persone considerano il concetto della “decrescita felice” come un ridicolo impoverimento che lascerebbe buchi incolmabili se al posto di oggetti rimanessero spazi, silenzi, tempo libero.
Lo spirito commerciale sovrasta, si propaga, si infila e si attorciglia in ogni aspetto dei nostri rituali, dal panettone in vendita a novembre ai pessimi e costosissimi giochi plastificati per i bambini, alla necessità di sfoggiare abiti e accessori sgargianti, alla proliferazione dei mercatini folgorati da luminarie quasi hollywoodiane.
Nessuna empatia con quella storia di poveri migranti che partorirono un bambino nella grotta perché nessuno li accoglieva. Eppure siamo circondati dai presepi!

Dicembre è anche il mese dei bilanci e delle classifiche e io voglio dedicare il mio ultimo articolo dell’anno a quella parte di esseri umani che hanno tutta la mia ammirazione: i ragazzi.
Scorrono nella mia mente una serie di faccine adolescenziali che mi ricordano costantemente quella di mio figlio. Una generazione che sta crescendo nel sistema consumistico che gli lasciamo in dote e che sta realizzando le dure conseguenze che arriveranno da pagare.

Ogni nazione sta portando alla ribalta giovanissimi studenti che diventano, loro malgrado, personaggi di fama internazionale. Sono determinati, maturi, appassionati, non ancora manipolati da cattive politiche e interessi personali, più o meno acculturati ma tutti dotati di una potenza disarmante: la gentilezza.

E’ quasi automatico pensare a Greta Thunberg che ha iniziato scioperando da scuola e finendo eletta persona dell’anno dalla rivista Time. Facendosi portavoce di un messaggio ovvio ma che nessuno con quella stessa sua forza riesce a proclamare, si trova ripetutamente a inchiodare i potenti del Pianeta che per età potrebbero essere suoi genitori e nonni.
Sull’orlo del collasso esistenziale a causa di un ambiente a cui abbiamo dichiarato guerra, i politici stanno siglando accordi inadeguati che nella sostanza rimangono disattesi, dimostrando di non essere all’altezza della gravità dei problemi e continuando ad autorizzare business inquinanti.
Il merito di Greta è anche quello di aver risvegliato una coscienza ecologica che non trova traccia in nessun partito o sindacato, quanto meno nel nostro Paese.

Un’altra ragazza, un’altra carismatica eroina dei nostri tempi è Olga Misik che, centratissima e sicura di sé, si inginocchia pacificamente davanti ai poliziotti in assetto antisommossa e legge ad alta voce la Costituzione russa a difesa della libertà di pensiero e di manifestare.

Dai tempi in cui la quattordicenne pakistana Malala iniziò a far campagna in difesa delle bambine a oggi conosciamo bambini indiani che hanno denunciato il governo perché non agisce contro i cambiamenti climatici, bambini indigeni a difesa della terra e dell’acqua, ragazzi europei a capo di movimenti contro la deforestazione, olandesi che progettano la pulizia degli oceani, dovunque gruppi che sfornano campagne contro la produzione dei rifiuti.
In alcuni di questi luoghi, esporsi significa mettere la propria vita a rischio, anche se sei un bambino. Eppure gli attivisti minorenni sono tanti, stanno aumentando, forse plasmati da una spinta evolutiva che per motivi energetici e temporali è più naturale che sia nelle loro fresche mani.

E alla fine c’è stato anche Simone. Assente tra la lista degli attivisti, dei pensatori di grandi progetti, nessuna campagna di spicco al suo attivo. Un ragazzo comune che si trova per caso a passare durante una specie di comizio che a lui non piace. E qui scatta il suo valore perché reagisce; perché, schiena dritta e petto in fuori, si para davanti a un gruppo di adulti arrabbiati che stanno disegnando anche per lui un mondo basato sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze.
E allora direttamente dal cuore, semplice e insieme potente come una freccia che per un attimo crea un varco nel buio di menti indurite: “Nun me sta bene che no, ‘sta cosa de anda’ sempre contro le minoranze”. Albert Einstein, che riteneva il mondo un posto pericoloso non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla, avrebbe gioito.

Per i miei auguri finali cito testualmente una frase di Greta che probabilmente al Messia in arrivo per Natale sarebbe piaciuta: “La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema”.

 

Laura Lo Presti vive sulle colline del Montalbano, circondata dalla Natura e dai suoi gatti. Attivista ambientale per passione, collabora con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (www.rifiutizerocapannori.it) e con Ekoe società cooperativa (www.ekoe.org) per la commercializzazione di stoviglie e imballi ecologici.

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