Grazie a una recente delibera della Giunta regionale la Toscana è la prima regione italiana ad approvare la mappatura di Pfas in acqua, aria e rifiuti.
Redazione
16 aprile 2026
Dopo che un’indagine di Greenpeace Italia del 2024, basata su campionamenti indipendenti, aveva rivelato che la contaminazione da Pfas interessava numerosi corsi d’acqua toscani, inquinati dagli scarichi di diversi distretti industriali, 50 tra comitati e associazioni ecologiste avevano scritto una lettera aperta a Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, a Monia Monni, assessora regionale all’Ambiente e a tutti i gruppi consiliari per chiedere spiegazioni e interventi rapidi.
Neri mesi successivi la Rete Zero PFAS Italia aveva ripetutamente reso noti i dati preoccupanti derivanti da analisi di campioni di acque potabili e di superficie che aveva effettuato a proprie spese in un laboratorio certificato da Accredia, lamentando che la Regione Toscana non stesse intervenendo con la fermezza dimostrata da Veneto e Piemonte.
Circa un mese fa un gruppo di associazioni erano tornate a chiedere risposte alla Regione e agli enti preposti circa i programmi di controllo sulle acque potabili previsti dalle norme di legge, della trasparenza e della partecipazione, chiedendo alle tre Usl toscane se avessero attivato tutte le procedure previste dal D.Lgs. n.18/2023 (come controlli esterni) e dal D.Lgs. n.102/2025 per l’adozione dei programmi di controllo sulle acque potabili previsti dalle norme sui Pfas e copia del programma di controllo.
Adesso, grazie a una delibera approvata dalla Giunta regionale del 13 aprile, la Toscana è la prima regione italiana ad approvare la mappatura della presenza di Pfas in tutte le principali fonti di contaminazione ambientale — acque, aria e rifiuti — con un focus sui comparti produttivi più rilevanti. L’indagine analizzerà in modo sistematico scarichi idrici, emissioni in atmosfera e rifiuti, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei dati disponibili e rendere più efficaci le politiche ambientali regionali.
“Nella prima fase saranno coinvolte soprattutto le aziende soggette ad Autorizzazione integrata ambientale (Aia) – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini – con particolare attenzione a settori come depurazione delle acque, gestione dei rifiuti, lavorazione del cuoio, carta e cartone, tessile e altre filiere dove l’uso di Pfas è noto”. Il percorso sarà guidato dalla Direzione regionale tutela dell’ambiente ed energia, con il supporto tecnico di Arpat.



















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