Ecosistema

La scomparsa delle dune dalla costa pisana, dove c’era la spiaggia ora c’è il mare

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Erosione costiera a San Rossore

Molti dei punti indagati vent’anni fa dai ricercatori di Pisa oggi non esistono più. Le cause principali: erosione costiera ed eccessiva pressione turistica.

 

Redazione
17 marzo 2026

PISA – Dove c’erano le dune ora c’è il mare. È un cambiamento drammatico quello emerso dai nuovi rilievi dei ricercatori dell’Università di Pisa, ritornati dopo circa vent’anni esattamente negli stessi punti della costa fra Pisa e Livorno dove avevano effettuato i rilievi della vegetazione. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Regional Studies in Marine Science, ha ricampionato 24 plot (unità di superficie oggetto del rilievo della vegetazione) nella tenuta di San Rossore e 28 a Calambrone.

Nei 12 chilometri di costa a San Rossore, tra le foci del Serchio e dell’Arno, sono state ritrovati solo 13 dei 24 plot originari: molti non esistono più perché si trovano letteralmente in mare. La causa è l’erosione. A Calambrone, nei 3,5 chilometri di costa, i sei plot individuati vent’anni fa sono scomparsi e al loro posto ci sono stabilimenti balneari.

«Quando siamo tornati sugli stessi punti con le coordinate GPS di vent’anni fa – spiega la professoressa Daniela Ciccarelli del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa – in alcuni casi non c’era più la duna, non c’era più la spiaggia: c’era il mare. Questo significa che abbiamo perso fisicamente pezzi di costa e di habitat tutelati anche a livello europeo».

Infatti secondo la Direttiva Habitat dell’Unione Europea in Italia l’89% degli ambienti dunali è in pericolo. I nuovi dati sul litorale pisano confermano un doppio livello di degrado.
A San Rossore il fattore dominante è l’erosione: tra il 1938 e il 2005 la linea di costa ha registrato arretramenti fino a 400 metri (6,8 metri l’anno nei tratti più colpiti). Situazione aggravata dalla diffusione di specie invasive come Ailanthus altissima, che trasformano le dune aperte in formazioni chiuse.

A Calambrone invece il problema è la pressione turistica (oltre 2,1 milioni di presenze sul litorale nel 2024). La pulizia meccanica delle spiagge e il calpestio continuo distruggono le specie annuali come Cakile maritima. “Le piante più vicine al mare sono spesso annuali – sottolinea Ciccarelli – e restano sotto la sabbia come semi. La pulizia meccanica insieme ai rifiuti elimina anche semi e frutti e così l’habitat non riesce più a strutturarsi».

Anche un dato in apparenza positivo come l’aumento di specie a Calambrone nasconde in realtà un degrado dell’habitat: sono diminuite piante come Calamagrostis arenaria e Sporobolus pumilus che con le loro radici conservano e stabilizzano le dune.

Allora bisogna rassegnarsi? Niente affatto. Le soluzioni per gestire la situazione ci sono, concrete e a basso costo: ridurre la pulizia meccanica delle spiagge, installare passerelle di legno per convogliare il flusso dei bagnanti, limitare l’espansione degli stabilimenti balneari sulle dune e controllare le specie invasive.

Altrettanto importante è acquisire consapevolezza di cosa stiamo perdendo. «Non si tratta solo di dire cosa non si deve fare – conclude Daniela Ciccarelli – ma di spiegare perché le dune hanno un valore ecologico fondamentale: proteggono la costa, ospitano specie uniche e rappresentano un patrimonio naturale che, se perso, è difficilmente recuperabile».

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