Rifiuti e riciclo

L’Ateneo di Siena inventa le mascherine che si autosanificano con i led

Immagine da Università di Siena
Immagine da Università di Siena
I ricercatori hanno messo a punto un prototipo a bassi costi e bassi consumi energetici con filtri sostituibili a base di biossido di Titanio.

 

SIENA – E’ stato lo stesso ministro dell’Ambiente Sergio Costa, qualche giorno fa, a invitare a non usare le mascherine usa e getta ma quelle multiuso che si possono impiegare più volte lavandole e sanificandole. Il problema dell’abbandono e dell’inciviltà di molte persone resta, purtroppo, una questione di attualità.

Adesso un prototipo di maschera attiva, capace di autosanificarsi attraverso dei LED, è stato messo a punto all’Università di Siena dal gruppo di ricerca di Marco Mugnaini, Ada Fort e Valerio Vignoli del dipartimento di Ingegneria dell’informazione e Scienze matematiche.
La sperimentazione è stata portata avanti insieme al team guidato da Maria Grazia Cusi del dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Ateneo senese in collaborazione con Claudia Fiorillo del dipartimento di Scienze biomediche sperimentali e cliniche “Mario Serio” dell’Università di Firenze.

Il prototipo di maschera è dotato di filtri e di uno spazio illuminato attivamente da led nel campo della lunghezza d’onda UV-C, in modo da sanificare le goccioline potenzialmente portatrici del virus sia in ingresso che in uscita.

“Abbiamo verificato l’effetto disinfettante delle radiazioni UV-C in vitro su campioni titolati del virus isolato, confermando il principio sanificante – spiega il professor Mugnaini. -Abbiamo esplorato anche la possibilità di rivestire i filtri della maschera con una soluzione a base di biossido di Titanio, che mediante gli stessi UV-C permette di aumentare l’effetto antivirale del dispositivo”.

Le maschere permettono di ridurre in maniera drastica la diffusione del virus bloccando la propagazione al di fuori dello spazio inter-filtro di respiro. Inoltre, la possibilità di usare la stessa maschera semplicemente con una sostituzione dei filtri consente di ridurre notevolmente l’impatto ambientale legato allo smaltimento.
Il prototipo progettato da Sferatech, spin off del dipartimento di Ingegneria dell’informazione e scienze matematiche, si basa su un’elettronica a basso consumo in grado di alimentare il dispositivo per un intervallo temporale non inferiore alle quattro ore di esercizio continuo.

“Questo studio – conclude Mugnaini – permetterà di dotare gli operatori ospedalieri di un dispositivo altamente efficiente per l’eliminazione della minaccia legata al contagio da Covid-19 e apre nuove strade verso sistemi di sanificazione degli ambienti a basso costo e a basso consumo energetico. Grazie questo dispositivo abbiamo avviato promettenti rapporti di collaborazione anche con i gruppi di ricerca dell’Università svedese di Halmstad e con il centro di eccellenza ISAT dell’Università tedesca di Coburgo”.

Fonte: Università di Siena

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