Varie le cause del loro declino. Per contrastarlo sarebbe utile consumare più miele e finanziare di più sperimentazione e assistenza tecnica al settore.
di Sandro Angiolini
13 luglio 2025
Il tema che tocco oggi può sembrare semplice ma in realtà non lo è: come proteggere le popolazioni di api. Lo spunto me lo fornisce un articolo apparso pochi giorni fa sul sito web del quotidiano The Guardian a proposito di ingenti morie di api verificatesi negli Stati Uniti.
È un problema che tocca molte altre aree del mondo e su cui una nota associazione ambientalista trasmette da diversi mesi in TV uno spot per richiamare l’attenzione delle persone, chiedendo fondi per contrastarlo. Dato che per alcuni anni mi sono occupato professionalmente di questo settore e ho a cuore la protezione di questi insetti cerco di chiarire gli aspetti più significativi in gioco:
– come nel 99% delle problematiche ambientali, le cause e possibili soluzioni non sono riconducibili a una sola. Diffidate sempre di chi vi offre una risposta unica e/o semplicistica a un problema complesso;
– nel caso delle morie di api l’articolo si sofferma giustamente su quella che dagli anni ’80 ne rappresenta la ragione principale: gli attacchi da parte di un piccolo acaro (Varroa destructor) che si attacca al loro corpo indebolendole spesso in modo letale. I mezzi chimici per contrastarlo (e non danneggiare le api) sono limitati, e dopo tanti anni questi parassiti stanno ormai sviluppando resistenza a essi. Strano tuttavia che nel testo non si citino delle alternative di lotta basate su prodotti naturali, già ampiamente testate, anche se non sempre del tutto efficaci;
– secondo alcuni esperti, tuttavia, la presenza di questi parassiti e le conseguenti, forti perdite di popolazioni di api potrebbe essere il risultato di uno stato di eccessivo stress delle api stesse e non la causa del loro male. Da questo punto di vista ricordo altri studi che evidenziavano come, tra gli effetti del cambiamento climatico, i sempre più frequenti estremi toccati (alte temperature e siccità estive, precipitazioni intensissime) mettano in crisi le normali attività di questi insetti;
– l’articolo dedica poco spazio al tema dei prodotti chimici nocivi per le api che vengono utilizzati in agricoltura. Qui ci tengo a evidenziare che, nell’Unione Europea, sono vietati dal 2013 le principali sostanze in grado di uccidere le api (neonicotenoidi); diverso il discorso negli USA, dove la maggior parte di esse è ancora permessa. Occorre però sottolineare che, anche da noi, sono tuttora in uso molti altri prodotti chimici che hanno effetti “subletali” (cioè di impatto diretto minore, ma comunque importante) sulla fisiologia e sul comportamento delle api. Saperli conoscere, utilizzare e ridurne l’utilizzo rappresenta perciò una priorità;
– un ultimo aspetto (ma ce ne sarebbero molti altri) da menzionare è tenere presente che, accanto alle api, esiste una vasta schiera di altri insetti, anche selvatici, che impollinano i fiori delle piante, contribuendo così a fornirci il cibo che mangiamo. Nomi come sirfidi e osmie non ci dicono granché ma in termini ecologici significano moltissimo.
Concludendo, se qualcuno mi chiedesse oggi quali sono le opzioni su cui puntare maggiormente per proteggere questi insetti non avrei dubbi: consumare più miele al posto dello zucchero (in Italia ne mangiamo in media appena 500 grammi all’anno). Oltre a far bene al nostro corpo aiuterebbe il reddito degli apicoltori e quindi anche le loro attività nel complesso. E poi finanziare di più servizi di sperimentazione e assistenza tecnica al settore così da poter affrontare a 360 gradi le numerose problematiche che colpiscono le api. Sul contrasto al cambiamento climatico credo di scrivere abbastanza spesso…
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
Vedi a questo link


















Aggiungi un commento