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Le associazioni: ci chiamavano allarmisti, ora il progetto “Vivai e Salute” ci dà ragione

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“Apprezzabile la decisione di avviare uno studio epidemiologico sulla popolazione residente vicino ai vivai ma non basta. Sarebbe ora di adottare un’agricoltura senza pesticidi”.

 

Pubblichiamo il contributo congiunto di alcune associazioni e comitati ambientalisti , tra i quali Alleanza Beni Comuni Pistoia, BioDistretto Montalbano, Acqua Bene comune Pistoia e Valdinievole, Obiettivo Periferia, ISDE – Medici per l’Ambiente. Si tratta di una riflessione sul progetto triennale “Vivai e Salute” recentemente varato dalla Regione Toscana e più in generale sull’utilizzo di pesticidi nelle aree vivaistiche e in agricoltura.

“Come associazioni e comitati da sempre interessati e vigili sulle problematiche ambientali e sanitarie del territorio siamo stati più volte accusati di essere “allarmisti”, “esagerati” e perfino “isterici”. Oggi il progetto “Vivai e Salute”, che recentemente ha avuto grande risonanza sui media locali, riconosce invece la fondatezza delle preoccupazioni da noi più volte espresse pubblicamente.

Il progetto, finanziato complessivamente dalla Regione con 295 mila euro, è diviso in due parti: una sulla salute e la sicurezza degli addetti dei vivai e l’altra sugli impatti sull’ambiente e sulla salute della popolazione residente in prossimità dei vivai.
Nella parte che si interessa degli impatti del vivaismo sull’ambiente e sulla popolazione infatti si afferma che:

– “l’intensità di utilizzo del territorio e la prossimità con i luoghi di vita è caratteristica della produzione vivaistica pistoiese e unica a livello internazionale,
– essa “si accompagna a un uso significativo di fitosanitari, da sempre oggetto di attenzione nella comunità scientifica internazionale per il possibile effetto sulla salute dell’uomo”.
– “I risultati delle misurazioni di ARPAT sulla presenza di residui di fitosanitari nelle acque superficiali dell’area pistoiese, insieme alla preoccupazione di cittadini e loro amministratori per la possibile esposizione per via aerea di chi vive nelle vicinanze dei vivai, impongono adesso di estendere l’analisi epidemiologica anche alla popolazione residente nelle aree vivaistiche”.

La presenza di pesticidi nelle acque superficiali, quindi, impone di indagare sui possibili effetti sulla salute dei cittadini, ma prima ancora dovrebbe imporre l’immediato divieto dell’uso di tali prodotti in prossimità di tutti i corpi idrici.

Nel progetto si parla di “rivalutazione” dello stato di contaminazione delle acque sia superficiali che profonde, ma a nostro avviso da “rivalutare” o meglio rivedere integralmente sarebbe innanzitutto la normativa regionale vigente (PUFF) relativa all’utilizzo di pesticidi nell’intera area di salvaguardia delle acque per il consumo umano. “Grazie” al PUFF infatti si consente l’uso attorno ai pozzi dell’acquedotto di centinaia di prodotti fitosanitari e non basta certo a tutelare la salute dei cittadini il divieto del glifosato introdotto con la recente revisione del PUFF, visto che tra le sostanze ancora consentite ve ne sono di ben più pericolose, come il Clorpirifos, che non ha soglie di sicurezza ed è stato di recente bandito dall’UE!

Altra “rivalutazione” indispensabile sarebbe quella di estendere il monitoraggio a un numero maggiore di principi attivi, in quanto tra quelli usualmente utilizzati nel vivaismo ve ne sono molti che non sono analizzati né da ARPAT né da ASL né dal gestore del servizio idrico. Come possono sentirsi rassicurati i cittadini se tante delle sostanze utilizzate non vengono ricercate?

Ricordiamo che il Rapporto ARPAT sullo stato delle acque in Toscana per il triennio 2016-2018 è estremamente preoccupante in quanto mostra che la contaminazione da pesticidi si è estesa sempre di più, coinvolgendo nel 2018 addirittura il 98,1% delle stazioni di monitoraggio, con una crescita impressionante della concentrazione media di tutti i pesticidi, così come cresce in modo inarrestabile il numero delle sostanze trovate.
Ebbene, di tutti i corpi idrici della Toscana il torrente Brana di Pistoia, che passa in mezzo ai vivai, è quello che presenta il maggior numero di principi attivi con valori medi oltre il limite (Glifosato, AMPA, Dimetomorf, Oxadiazon, Tebuconazolo).

Per quanto riguarda la parte del progetto che si riferisce agli addetti dei vivai, questa riprende precedenti indagini del Centro di Riferimento Regionale per la Prevenzione, Igiene e Sicurezza nel Florovivaismo, di cui è scomparsa ogni traccia sul sito web dell’ASL Toscana Centro (gli ultimi dati sull’uso di pesticidi risalgono al 2014).

Di tali indagini si riconoscono i limiti (“anche gli studi sulla salute degli addetti dei vivai ha registrato alcune difficoltà per completezza e qualità dei dati”): ci appare quindi indispensabile evitare di ripercorrere le stesse strade e attenersi al massimo rigore metodologico. Per questo ci appare inopportuna la partecipazione al progetto della Fondazione Pofferi, il cui studio di mortalità sulla coorte di lavoratori del settore florovivaistico, nonostante presenti limiti metodologici – ammessi nelle stesse conclusioni dello studio – e benché non sia stato pubblicato su riviste scientifiche, è stato ampiamente utilizzato (anche dalla stessa Fondazione) per negare gli effetti avversi dei pesticidi sulla salute sia dei floro-vivaisti che della stessa popolazione.

La decisione di avviare uno studio epidemiologico sulla popolazione residente in prossimità dei vivai è sicuramente apprezzabile, ma non possiamo sottacere il fatto che le evidenze scientifiche circa l’impatto negativo dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente sono ormai così consolidate e robuste che logica vorrebbe che contestualmente si imboccasse la strada di un vivaismo e di un’agricoltura che rinunciasse alla chimica e fosse finalmente davvero sostenibile.

Data la peculiarità dell’attività vivaistica “unica a livello internazionale” e “la sua commistione con gli ambienti di vita”, ci appare indispensabile che la valutazione dell’esposizione sia assolutamente rigorosa e che vengano pertanto adottate metodologie in grado di discriminare adeguatamente gli esposti dai non esposti (e/o i vari livelli di esposizione) e le relative conseguenze sull’organismo umano, tra cui indagini di bio-monitoraggio e di laboratorio, sull’esempio di quelle che hanno permesso di evidenziare alterazioni nei meccanismi di riparo del DNA correlati all’esposizione stagionale a pesticidi in persone residenti in aree di intensa attività agricola nel nostro Paese..

Avendo infine letto sulla stampa dichiarazioni dell’assessore regionale all’Ambiente secondo cui sarebbero presenti nel tavolo istituzionale “associazioni ambientaliste”, ci preme precisare che solo una associazione ha accettato di sedere a quel tavolo e che tutte le altre associazioni del territorio hanno sempre rifiutato di riconoscere come “istituzionale” un tavolo che non ha neppure uno dei requisiti che lo dovrebbero caratterizzare, a cominciare dalla condivisone di uno Statuto e dalla convocazione che non dovrebbe essere effettuata da portatori di interesse privato come i vivaisti ma dai soggetti istituzionali preposti.
Il documento completo da cui questo comunicato è estratto viene messo a disposizione di cittadini e amministratori come nostro contributo al dibattito sul tema in oggetto”.

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