Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Le montagne senza neve e quegli impianti abbandonati di cui nessuno sa cosa fare

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Resti della bidonvia di Pian dei Fiacconi sulla Marmolada (foto di copertina del dossier Nevediversa 2025 di Legambiente)

Funivie, piloni e piazzole di cemento dismesse deturpano il paesaggio ma smantellarle ha dei costi. E in Italia non esiste ancora una legge ad hoc.

 

di Sandro Angiolini
28 dicembre 2025

Chiudere un anno di notizie ambientali non è facile. Diciamo che il 2025 non è stato positivo sotto molti aspetti, a cominciare dal fatto che la nuova presidenza degli Stati Uniti ha abbandonato l’accordo globale sulla lotta al cambiamento climatico, che in sostanza rinnega. Per questo sostiene in ogni modo fonti energetiche inquinanti come carbone e petrolio, e non quelle rinnovabili.

A ricordarci però che qualcosa sta effettivamente cambiando, e che ci lascia delle conseguenze su cui dovremo presto prendere delle decisioni, sta questa settimana un articolo apparso sul quotidiano britannico The Guardian, dedicato alle stazioni sciistiche francesi che negli ultimi anni hanno chiuso per mancanza di neve. Anche se non si tratta di una notizia o di un tema nuovo in assoluto l’articolo è interessante sotto vari aspetti. Vediamo quali:

– innanzitutto i numeri del problema: negli ultimi 15 anni hanno chiuso 186 stazioni da sci sulle Alpi francesi; e molte altre lo hanno fatto sulle montagne spagnole. Secondo l’associazione naturalistica Mountain Wilderness ci sono oltre 3.000 ski-lift abbandonati nella sola Francia. A questo dato va aggiunto un elemento spesso sottovalutato: una grande parte di quelle ancora attive sono in realtà in perdita dal punto di vista economico. I costi per tenerle attive superano cioè i ricavi che derivano dal numero di sciatori che le utilizzano. Di solito chi sostiene questi costi sono le amministrazioni comunali e/o regionali, comunque la collettività.

– alle conseguenze di carattere economico sono associate quelle di tipo occupazionale: dove troveranno un lavoro gli addetti che prima se ne occupavano? Questo comporta rispondere a una grande domanda strategica: se e come è possibile ri-orientare i modelli turistici di queste località verso altri tipi di attività, come ad esempio l’escursionismo primaverile/estivo. Occorre infatti tener presente che, con lo scioglimento delle nevi, diventano esposti e ben visibili i lavori e le infrastrutture a suo tempo necessarie per lo sci: funivie, piloni, piazzole in cemento, sbancamenti/livellamenti di terreno e così via. Non esattamente un bel vedere per gli occhi…

– accanto al problema dell’inserimento nel paesaggio c’è poi un problema più “materiale”, in tutti i sensi: cosa fare e come disfarsi di infrastrutture non più utili?  Ferro, metalli, cavi elettrici, pompe, i cui materiali potrebbero essere in gran parte riciclati. Ma anche questo richiede dei costi e una programmazione attenta.

– Finiamo con gli aspetti normativi: in Francia è in vigore una legge che richiede di smantellare gli sky-lift non più utilizzati, ma si applica solo a quelli costruiti dopo il 2017: e tutti gli altri, che rappresentano di fatto la stragrande maggioranza di quelli in disuso? Anche gli elementi di regolamentazione del problema sono da prendere in seria considerazione.

E in Italia? Riporto testualmente da una banale ricerca su internet: “In Italia non esiste una legge quadro unica e specifica che disciplini esclusivamente le stazioni sciistiche abbandonate; la gestione di queste aree rientra in un complesso intreccio di normative esistenti a livello nazionale, regionale e locale”. In bocca al lupo…

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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