Ecosistema

Le pinete di San Rossore sotto l’assedio della cocciniglia: la speranza è nella lotta biologica

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Il presidente del Parco Lorenzo Bani ha chiesto direttamente al Ministero di accelerare l’iter per l’introduzione dell’antagonista naturale.

di Iacopo Ricci
29 agosto 2026

PISA – È un piccolo insetto, quasi invisibile nelle prime fasi dell’infestazione, ma può trasformarsi in una minaccia enorme per le pinete. La cocciniglia tartaruga del pino (Toumeyella parvicornis) continua a preoccupare il territorio pisano e il presidente del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, Lorenzo Bani, ha deciso di rivolgersi direttamente al ministero dell’Agricoltura per chiedere di accelerare l’introduzione della lotta biologica.

L’allarme riguarda in particolare le pinete del litorale e le aree che circondano uno degli ecosistemi forestali più importanti della Toscana. La presenza della cocciniglia era stata individuata a Tirrenia già nel 2023 ma nel giro di pochi anni il focolaio si è ampliato al punto da rendere non più realisticamente perseguibile una strategia di eradicazione. La Regione Toscana ha infatti adottato per il litorale una strategia di contenimento.

Un parassita che colpisce la linfa dei pini

La Toumeyella parvicornis è originaria del Nord America e si nutre della linfa dei pini con una particolare predilezione per il pino domestico, caratteristico delle pinete costiere italiane. Gli attacchi iniziali sono difficili da individuare, ma quando la popolazione dell’insetto aumenta la presenza della melata e della fumaggine rende scuri rami e chiome. La pianta progressivamente si indebolisce e, nei casi più gravi, può arrivare alla morte.

Il problema è la straordinaria capacità di diffusione dell’insetto. La Regione Toscana sottolinea che una sola coppia può arrivare, nel corso di una stagione riproduttiva, a generare una popolazione potenzialmente superiore a 7 miliardi di individui. Anche il vento può favorire la dispersione degli stadi più giovani. Una combinazione che rende particolarmente difficile fermare l’avanzata della cocciniglia nelle grandi pinete.

Dal focolaio di Tirrenia alla nuova emergenza

Il primo focolaio toscano era stato individuato a Firenze nel 2022 e successivamente eradicato grazie alla tempestiva rimozione delle piante infestate e ai trattamenti fitosanitari. Diversa è la situazione del litorale pisano dove la presenza dell’insetto, individuata nel 2023 a Tirrenia, ha mostrato una capacità di espansione molto maggiore.
Alla luce della notevole diffusione raggiunta la Regione ha stabilito di passare da una strategia di eradicazione a una strategia di contenimento. Il quadro si è ulteriormente complicato nel 2026 con l’individuazione di nuove aree infette, tra cui Viareggio.

Bani: «Serve la lotta biologica»

È in questo scenario che si inserisce la nuova iniziativa di Lorenzo Bani. Il presidente del Parco di San Rossore ha scritto al Ministero chiedendo di accelerare l’iter autorizzativo necessario per poter utilizzare anche in Toscana un antagonista naturale della cocciniglia. Si tratta del coleottero Thalassa montezumae, individuato dai ricercatori del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura) come possibile agente di controllo biologico della Toumeyella parvicornis. L’idea è quella di introdurre nell’ambiente il predatore naturale per ridurre progressivamente le popolazioni del parassita, intervenendo su una scala che i trattamenti tradizionali difficilmente possono raggiungere.

La proposta non è nuova. Già nel gennaio 2025, in occasione di un convegno nazionale organizzato a Pisa per discutere della difesa del pino domestico, Bani aveva chiesto al ministero dell’Ambiente di avviare l’iter per la sperimentazione dell’antagonista biologico. Oggi, però, la situazione appare più urgente. E visto che di recente a Napoli è stato autorizzato e avviato il primo rilascio sperimentale al mondo dell’antagonista naturale si chiede che la sperimentazione venga estesa anche alle pinete pisane e al Parco di San Rossore.

Endoterapia e abbattimenti non bastano

Finora gli strumenti utilizzati per contrastare la cocciniglia hanno riguardato soprattutto il monitoraggio delle piante, i trattamenti endoterapici e, nei casi più compromessi, l’abbattimento degli esemplari infestati.
Sono interventi che possono risultare di qualche utilità quando l’infestazione è nelle fasi iniziali ma non sembrano sufficienti davanti a una diffusione estesa sul territorio. La difficoltà aumenta ulteriormente quando si passa dalle alberature urbane alle grandi superfici forestali. È proprio nelle pinete e nei boschi che una strategia basata esclusivamente sull’intervento pianta per pianta rischia di diventare poco praticabile.

La posta in gioco è il paesaggio del litorale

La preoccupazione non riguarda soltanto la salute dei singoli alberi. Le pinete di San Rossore, Migliarino e Tombolo costituiscono uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio costiero toscano e svolgono funzioni ambientali importanti.

L’esperienza maturata in altre regioni italiane mostra quanto possa essere pesante l’impatto della cocciniglia. In Campania e nel Lazio l’insetto si è diffuso ampiamente provocando gravi danni agli alberi e alle pinete. Un caso emblematico è quello della tenuta presidenziale di Castelporziano, dove sono andati perduti oltre 600 ettari di pineta.
È anche per evitare che uno scenario analogo possa ripetersi lungo la costa toscana che il Parco chiede di accelerare la ricerca di nuove forme di contrasto.

La sfida dell’antagonista biologico

La strada della lotta biologica, tuttavia, richiede cautela. Thalassa montezumae è una specie esotica e la sua eventuale introduzione nell’ambiente deve essere sottoposta a un rigoroso percorso di valutazione e autorizzazione proprio per evitare che un intervento pensato per contrastare un organismo alieno possa produrre nuovi squilibri ecologici.

La Regione Toscana ha spiegato che il percorso per autorizzarne il rilascio sta incontrando difficoltà. Al tempo stesso considera la lotta biologica una delle principali prospettive per il contenimento della cocciniglia.
La richiesta di Bani si muove dunque su un crinale delicato: accelerare le procedure senza rinunciare alle necessarie garanzie ambientali.
Per le pinete di San Rossore, però, il tempo è un fattore decisivo. La cocciniglia continua a espandersi e, mentre si attende il via libera alla sperimentazione, il parassita non sembra intenzionato ad aspettare.
La partita per salvare i grandi pini della costa toscana è già cominciata.

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