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Legambiente verso il corteo di Carrara: un Manifesto per le Alpi Apuane

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In vista del corteo del 24 ottobre l’associazione ambientalista invoca “un patto intergenerazionale per delle Apuane finalmente libere dalla distruzione”.

 

CARRARA (Ms) – Legambiente ha comunicato ufficialmente la sua adesione al corteo nazionale del 24 ottobre 2020 a Carrara, manifestazione convocata e organizzata da Athamanta per un modello di Parco delle Apuane ecologicamente sostenibile. L’XI congresso regionale del Cigno verde, svoltosi a Carrara il 19 e 20 ottobre 2019, aveva proclamato che la vertenza ambientale più difficile per la Toscana è quella del distretto lapideo apuano. Gli Stati generali delle Alpi Apuane, celebrati il 14 maggio 2016 a Pietrasanta, erano serviti a Legambiente per mettere a punto una strategia condivisa con associazioni, comitati e cittadini.

“Il Manifesto per le Alpi Apuane è citato in ogni contesto in cui si parli di ritorno alla montagna, di riscatto delle aree interne, di promozione di modelli di sviluppo alternativi alla monocoltura estrattiva – argomenta l’associazione – un documento coraggioso di analisi, di denuncia e di proposta ancora attuale. Si tratta di un ambito paesaggistico unico al mondo, 30 habitat d’interesse comunitario, 152 specie di rilievo conservazionistico censite, il 50% di tutta la biodiversità regionale concentrato in questo angusto lembo di territorio”.

Il prelievo del marmo aveva sostentato le popolazioni locali sin dall’epoca romana e aveva poi trovato un suo equilibrio fino almeno agli anni Sessanta del secolo scorso. Poi la rivoluzione dei trasporti su gomma e l’avvento del filo diamantato e delle tagliatrici a catena hanno decuplicato la capacità estrattiva. Le cave sono quasi 600, di cui 150 attive, oltre la metà delle quali nel solo bacino carrarese. Nell’arco di un secolo si è passati da qualche migliaio a qualche milione di tonnellata estratta all’anno.

Per Legambiente si tratta di “un modello predatorio, che ha alimentato il business internazionale del carbonato di calcio, impiegato come sbiancante nell’edilizia e nella cosmesi. Quel che ci pare inaccettabile è veder scomparire sotto i nostri occhi paesaggi unici e irripetibili. Con un Parco regionale che, anziché conservare la natura, pare più affannato a consentire l’apertura di nuove cave e a facilitare la vita alle imprese del settore lapideo”.

“Noi torniamo a chiedere con forza che sia cancellato per sempre l’unicum giuridico delle ‘aree contigue di cava’ – conclude Legambiente – vere e proprie aree estrattive, non ‘contigue’, ma aperte beffardamente dentro la superficie protetta del Parco che, ricordiamolo, fa pure parte della rete mondiale dei Geoparchi Unesco. E’ arrivato il momento di pretendere un prelievo più sostenibile, più equo, più giusto volto ad azzerare l’esportazione dei blocchi e a limitare l’escavazione alle quantità lavorate nella filiera locale”.
Per Legambiente, insomma, un’altra economia apuana è improcrastinabile.

Fonte: Legambiente Toscana

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