Rifiuti e riciclo

L’estate nera degli impianti di riciclo in Toscana: 5 roghi in due mesi mettono in crisi il settore

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Temperature record, stoccaggi al limite e concorrenza delle materie vergini tra le cause del corto circuito. Legambiente: “Economia circolare in pericolo”.

 

Redazione
8 agosto 2026

TOSCANA — In un’estate segnata da picchi termici senza precedenti e “notti tropicali” la Toscana si ritrova al centro di un’emergenza che minaccia direttamente le fondamenta dell’economia circolare. È l’allarme lanciato da Legambiente Toscana dopo che tra giugno e luglio ben 5 impianti di riciclo regionali sono stati devastati dalle fiamme, oltre il 60% degli 8 roghi di questo tipo registrati a livello nazionale.

La sequenza degli episodi traccia una mappa della crisi che attraversa l’intero territorio toscano:
2 giugno (Capannori): l’incendio si sviluppa in un capannone della ReLife Recycling;
8 giugno (Vicopisano): divampa un rogo alla Delca Energy che interessa circa 2.500 tonnellate di plastica stoccate in 5.000 metri quadri;
12 giugno (Empoli): vanno in fiamme i rifiuti cartacei dello stabilimento Real srl;
18 giugno (Livorno): viene colpita la Bogi Vinicio, con un incendio di materiali misti (plastiche, legno, metalli e rifiuti speciali);
11 luglio (Vecchiano): le fiamme avvolgono la Spedi a Migliarino, azienda attiva nel settore dei rifiuti speciali e industriali.

Stoccaggi saturi e concorrenza spietata: il corto circuito economico

Alla base di questo fenomeno non c’è solo il caldo record. Come evidenziato dall’analisi di Legambiente il settore del recupero — in particolare quello delle plastiche – si trova stritolato in una tenaglia economica sfavorevole. Da un lato i produttori incontrano grandi difficoltà ad assorbire i materiali da riciclo a causa della concorrenza aggressiva dei mercati esteri – a partire dalla Cina – e dei prezzi molto più bassi praticati da chi produce materia prima vergine; dall’altro molti impianti di recupero non riescono a collocare sul mercato la materia prima seconda per cui gli stoccaggi aumentano a dismisura e, combinati con l’innalzamento vertiginoso delle temperature estive, trasformano i piazzali e i capannoni in vere e proprie polveriere. 

Misure di emergenza vs misure strutturali

A fronte di questa situazione la Direzione Ambiente della Regione Toscana è intervenuta inviando una lettera di richiamo a Prefetture, sindaci e aziende sollecitando l’adozione preventiva di rigorose misure di sicurezza: monitoraggio termico dei cumuli, verifiche straordinarie antincendio, sorveglianza h24, installazione di videosorveglianza e accelerazione dei tempi di stoccaggio.
Provvedimenti accolti positivamente da Legambiente che tuttavia ne evidenzia il carattere strettamente contenitivo e insufficiente nel lungo periodo.

“Si tratta di misure di mitigazione, mentre l’economia circolare oggi ha bisogno di misure strutturali, di adattamento: il sistema ha urgenza di ripartire dalla prima R della gerarchia europea, quella della riduzione della produzione di rifiuto, specialmente di quello meno facilmente riciclabile o recuperabile” — affermano Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana e Stefano Donati, coordinatore della commissione Economia circolare dell’associazione.

Piano Regionale bloccato: l’ombra della discarica

Nelle parole dei dirigenti di Legambiente emerge forte la preoccupazione per il ritardo nell’attuazione delle politiche d’impiantistica. Nonostante l’approvazione del nuovo Piano Regionale dell’Economia Circolare a gennaio 2025 il nuovo corso stenta a decollare: i Piani d’Ambito che gli ATO avrebbero dovuto approvare entro sei mesi restano fermi e molte delle manifestazioni d’interesse per nuovi impianti — soprattutto quelli destinati alla chiusura del ciclo — sono scomparse dai radar.

Se da un lato non mancano progetti virtuosi già attivi o in fase di realizzazione — come il Textile Hub di Plures a Prato, l’impianto per il recupero dei prodotti assorbenti (PAP) a Capannori o quello per il riciclo RAEE a Terranuova Bracciolini —, dall’altro i gestori pubblici sembrano aver abdicato in favore dei privati per le frazioni di rifiuti più significative. Il rischio concreto è che, in assenza di un’impiantistica moderna e capillare, l’accumulo in discarica torni a essere l’unica strada percorribile.

Da qui il rilancio dello storico slogan di Legambiente: “Rifiuti zero, impianti mille”, un richiamo urgente a rimettere al centro della governance regionale le buone prassi delle 4R (Riduzione, Riuso, Riciclo, Recupero) prima che sia l’intero sistema dell’economia circolare a bruciare.

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