Mercoledì 26 novembre prima tappa nella città toscana con un flash mob e un’assemblea pubblica per siglare un Patto di comunità per l’Ecogiustizia.
di Gabriella Congedo
21 novembre 2025
PIOMBINO (Li) – Tutti i cittadini avrebbero diritto a un ambiente sano. E invece in Italia 6,2 milioni di persone vivono in aree gravemente inquinate (dati Istituto Superiore di Sanità) ma le bonifiche sono ferme al palo. Parliamo degli abitanti dei 42 SIN (Siti di interesse nazionale) istituiti dal 1998 al 2020 e ancora in attesa di bonifica.
Quattro SIN sono in Toscana: Massa Carrara, Livorno, Orbetello e Piombino. Aree contaminate, classificate come pericolose dallo Stato italiano. Alcuni degli impianti responsabili dell’inquinamento (stabilimenti chimici, siderurgici, farmaceutici, discariche e inceneritori) sono ormai dismessi ma i loro veleni restano: nel terreno, nella falda, nei corsi d’acqua.
Il risanamento ambientale di questi siti dovrebbe essere concluso da un pezzo e invece siamo all’incirca all’anno zero. Un ritardo scandaloso con conseguenze preoccupanti anche sul fronte sanitario, come ha evidenziato nel 2023 il sesto Rapporto Sentieri, indagine epidemiologica condotta dall’Istituto Superiore di Sanità sullo stato di salute della popolazione residente nelle aree contaminate del Paese.
Insomma non si può più aspettare. Ed è da proprio da Piombino, uno dei quattro SIN toscani, che parte il 26 novembre la campagna nazionale “Ecogiustizia subito – In nome del popolo inquinato” promossa da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera: un viaggio itinerante lungo la Penisola in sei luoghi simbolo delle mancate bonifiche in Italia.
Il SIN di Piombino
Individuato nel 1998, il SIN di Piombino è stato perimetrato nel 2000 e ampliato nel 2006. Comprende sia aree a terra (931 ettari dell’area industriale) che a mare (fino a circa 3 km dalla costa). Delle aree a terra 17 sono di competenza pubblica e 54 private. Tra queste la fanno da padrone gli impianti siderurgici ex Lucchini.
Collegate a queste attività erano anche le centrali elettriche CET1 E CET2/3, che utilizzavano i gas prodotti dal ciclo siderurgico e la ex centrale termoelettrica “Torre del Sale” (di competenza Enel) che si trova fuori dell’area industriale. Altri stabilimenti presenti nel sito producevano laminati e tubi d’acciaio.
La contaminazione – Le indagini preliminari hanno riscontrato concentrazioni elevate di metalli pesanti e idrocarburi nel suolo; di metalli, idrocarburi, solventi, PCB (Policlorobifenili), solventi nelle acque di falda; inquinanti tipici delle lavorazioni siderurgiche nei sedimenti marini.
Il programma della giornata in Toscana
La prima tappa della seconda edizione si terrà mercoledì 26 novembre a Piombino, dove alle ore 11 le associazioni parteciperanno a un flashmob davanti al Rivellino, in piazza Licurgo Cappelletti.
Nel pomeriggio, a partire dalle 16:30, si terrà presso la sala Perticale in via Giovanni Lerario 104 un’assemblea pubblica per siglare un “Patto di comunità per l’Ecogiustizia” con l’obiettivo di monitorare lo stato dell’arte della bonifica, sollecitare le istituzioni a intraprendere le politiche necessarie e promuovere idee e progetti per lo sviluppo sostenibile di queste aree.
Cosa chiedono i promotori
Si applichi il principio ‘chi inquina paga’;
tempi certi per le bonifiche;
promuovere la partecipazione delle comunità locali;
piani di riconversione e riqualificazione dei siti produttivi.


















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