Tra sirene della sostenibilità e ciclopi delle promesse la Toscana affronta un viaggio infinito tra inquinamento e bonifiche rinviate senza approdo.
di Marcello Bartoli
5 agosto 2026
Se Omero fosse vissuto oggi probabilmente non avrebbe ambientato l’Odissea nel Mediterraneo orientale, ma in Toscana. Ulisse non sarebbe partito da Troia su una nave a remi ma avrebbe imboccato la Fi-Pi-Li, rimanendo immediatamente bloccato nel traffico. Da quel momento il viaggio verso Itaca sarebbe diventato un interminabile pellegrinaggio tra discariche, inceneritori, falde contaminate e conferenze dei servizi.
Il nostro Ulisse potrebbe essere un cittadino toscano armato di pazienza, analisi dell’acqua e accesso agli atti. Il suo obiettivo non sarebbe tornare dalla fedele Penelope ma comprendere chi debba bonificare un terreno, chi abbia autorizzato un impianto e perché il procedimento sia fermo da quindici anni.
Al posto del ciclope Polifemo troverebbe qualche grande industria che osserva il territorio con un solo occhio: quello rivolto alla produzione. Ulisse proverebbe a presentarsi dicendo “Nessuno” ma l’azienda risponderebbe che nessuno risulta comunque responsabile dell’inquinamento e che, in ogni caso, serviranno ulteriori approfondimenti tecnici.
Poi arriverebbero le sirene. Non cantano dagli scogli ma dai comunicati ufficiali: promettono economia circolare, transizione ecologica, sviluppo sostenibile e posti di lavoro. Per resistere, i cittadini dovrebbero legarsi agli alberi maestri delle proprie associazioni mentre i decisori pubblici, prudentemente, si tappano le orecchie con voluminosi studi di impatto ambientale.
Circe, invece, trasformerebbe i rifiuti in risorse con un semplice colpo di bacchetta amministrativa. Quello che fino al giorno prima era materiale problematico diventerebbe improvvisamente sottoprodotto, combustibile o elemento utile per riempire strade e terreni. Una magia normativa degna dell’isola di Eea, con la differenza che i maiali, almeno nell’Odissea, alla fine tornavano uomini.
Scilla e Cariddi potrebbero essere rappresentate dalla crisi climatica e dal consumo di suolo. Da una parte alluvioni, siccità ed erosione delle coste e dall’altra nuove costruzioni, piazzali e infrastrutture. Passare in mezzo senza danni richiederebbe l’abilità di Ulisse, o, più modestamente, una pianificazione territoriale coerente.
Penelope, nel frattempo, tesse il Piano regionale dei rifiuti di giorno e lo disfa di notte, aspettando il ritorno dell’eroe. I Proci occupano le stanze delle decisioni, banchettano con autorizzazioni e progetti assicurando che tutto sarà sostenibile, reversibile e perfettamente monitorato.
Alla fine Ulisse approda finalmente a Itaca. Il cittadino toscano, invece, raggiunge l’ultima pagina del procedimento amministrativo. Qui scopre che manca un parere, la conferenza è rinviata e occorre ricominciare il viaggio. Omero, almeno, aveva previsto un lieto fine.




















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