Rifiuti e riciclo

L’ossicombustore di Peccioli divide la Toscana e accende lo scontro politico

discarica-Peccioli-Macelloni_Toscana-ambiente

Rinviato il voto della Giunta regionale. Il sindaco Macelloni chiede una decisione, l’assessore Barontini invita alla prudenza: «Prima di vincolare la Toscana per decenni dobbiamo valutare tutte le alternative»

 

di Iacopo Ricci
5 agosto 2026

PECCIOLI (Pi)– L’ossicombustore di Peccioli è ormai diventato uno dei dossier più divisivi della politica ambientale toscana. Da una parte c’è il Comune di Peccioli, con il sindaco Renzo Macelloni, che considera l’impianto un tassello strategico per chiudere il ciclo dei rifiuti e rivendica il percorso compiuto negli anni da Belvedere. Dall’altra ci sono le perplessità espresse dall’assessore regionale all’Ambiente David Barontini e le critiche di forze politiche e associazioni ambientaliste, che chiedono di puntare maggiormente su riduzione dei rifiuti, riuso e recupero di materia.

La partita, intanto, è entrata in una nuova fase. Il 31 agosto la Giunta regionale ha rinviato il voto che avrebbe dovuto pronunciarsi sul progetto dopo la conclusione positiva dell’iter in Conferenza dei servizi. Il rinvio ha spinto Macelloni a scrivere al presidente della Regione Eugenio Giani chiedendo di arrivare rapidamente a una decisione. «La Regione faccia le scelte che ritiene di dover fare e si chiuda questa polemica» è in sostanza la richiesta del sindaco.

Un impianto da 130 milioni

Il progetto è stato presentato nell’ambito del percorso avviato dalla Regione nel 2021 per individuare nuovi impianti destinati al recupero e al riciclo dei rifiuti. A Peccioli l’idea è quella di realizzare, nell’area gestita da Belvedere, un impianto basato sulla cosiddetta ossidazione termica senza fiamma, una tecnologia brevettata dalla società Oxoco.

Il progetto fa capo a Novatosc, società nella quale Belvedere detiene l’85% e Oxoco il 15%, con l’ipotesi di un successivo ingresso di Retiambiente. L’investimento previsto è nell’ordine dei 130 milioni di euro.
L’impianto dovrebbe trattare rifiuti non destinabili al recupero di materia, evitando che una parte finisca direttamente in discarica. Nel progetto sono indicati quantitativi massimi di 177 mila tonnellate di rifiuti solidi e 75 mila tonnellate di percolato. La collocazione accanto alla discarica di Legoli consentirebbe anche di utilizzare alcune infrastrutture e flussi già presenti nel polo di Belvedere, compreso il biogas.

La promessa è quella di trasformare gli scarti in nuovi prodotti e in energia: sono previsti circa 13 megawatt di potenza elettrica, 7 dei quali destinati alla rete, oltre ad acqua, anidride carbonica per usi industriali e materiale vetroso riutilizzabile nell’edilizia.

Il nodo: innovazione o salto nel buio?

È proprio sulla tecnologia che si concentra una parte delle critiche. I sostenitori la descrivono come una soluzione innovativa capace di superare la tradizionale alternativa tra discarica e incenerimento e trasformare il rifiuto residuo in energia e materiali riutilizzabili. I contrari, tra i quali molte associazioni ambientaliste e Zero Waste Italy, sollevano interrogativi sull’affidabilità industriale della tecnologia e sulla provenienza dei quantitativi di rifiuti necessari ad alimentare l’impianto.

Comunque sia, dopo anni di progettazione e dopo la conclusione positiva della Conferenza dei servizi la parola spetta ora alla Regione. Ma il rinvio della Giunta ha trasformato quella che doveva essere una decisione amministrativa in una scelta dal peso fortemente politico.

Barontini Vs Macelloni

A riaccendere la discussione sull’impianto è stato nei giorni scorsi l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini (Movimento 5 Stelle) che chiede di non considerare l’ossicombustore una scelta obbligata e invita a mettere a confronto tutte le alternative, comprese tecnologie diverse per il recupero dei rifiuti. Al centro delle sue perplessità anche la necessità di puntare maggiormente su prevenzione, riuso, riciclo e recupero di materia.

Il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni ha reagito duramente, difendendo il progetto e il ruolo svolto negli anni dal Comune e da Belvedere nella gestione dei rifiuti. Per Macelloni Peccioli ha già sostenuto costi e investimenti importanti e non può essere indicata come il problema del sistema regionale. Da qui la richiesta alla Regione di assumersi la responsabilità della scelta e arrivare rapidamente a un sì o a un no.

Il botta e risposta si è fatto ancora più acceso sulla possibilità di ricorrere in futuro alla tecnologia Waste to Chemical. Macelloni sostiene che Barontini ne abbia parlato come possibile alternativa durante un incontro; l’assessore ha replicato che si trattava soltanto dell’invito a esplorare una tecnologia diversa, non di un progetto alternativo già pronto.
Dietro lo scontro personale, però, resta una questione molto più ampia: quale modello di gestione dei rifiuti vuole la Toscana?

Per i sostenitori dell’ossicombustore l’impianto rappresenta un investimento strategico per ridurre le discariche e valorizzare il rifiuto residuo. Per i contrari il rischio è invece quello di costruire un impianto costoso e destinato a funzionare per decenni proprio mentre le politiche europee spingono verso la riduzione dei rifiuti e il recupero di materia.
La decisione regionale, dunque, non riguarderà soltanto Peccioli. Sarà una scelta sul modo in cui la Toscana intende gestire i propri rifiuti nei prossimi decenni.

Tags