Con una nuova delibera del 13 aprile sono stati stanziati 131 mila euro destinati a monitoraggio capillare, distruzione dei nidi e coordinamento scientifico.
Redazione
18 aprile 2026
La vespa velutina è pericolosa non tanto per l’uomo (anche se può pungere) quanto per il ruolo chiave che svolgono le sue prede negli ecosistemi. I suoi effetti negativi si concentrano soprattutto sugli impollinatori: predazione sulle api; impatti sull’impollinazione; predazione di altri insetti; mancanza di predatori naturali; effetti a cascata sugli ecosistemi.
La Regione Toscana comunica di voler rafforzare il proprio impegno nella lotta alla vespa velutina con una nuova deliberazione, approvata nella seduta del 13 aprile, che finanzia la prosecuzione del Piano di gestione anche per l’annualità 2026, nel solco delle azioni già avviate nel triennio 2023–2025. Per il 2026 sono stati stanziati circa 131 mila euro destinati al monitoraggio capillare della presenza della specie sul territorio regionale, individuazione e distruzione dei nidi, formazione e aggiornamento degli operatori, coordinamento scientifico delle attività.
“La prosecuzione del Piano rappresenta un passo fondamentale – sottolinea l’assessore all’Agricoltura Leonardo Marras – e la Toscana si conferma così tra le realtà più attive a livello nazionale nel contrasto alle specie aliene invasive, puntando su un modello integrato che unisce intervento operativo, competenze scientifiche e collaborazione con gli operatori del territorio”.
Si tratta di un intervento particolarmente atteso dal mondo apistico, che negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare gli effetti sempre più evidenti della diffusione del cosiddetto “calabrone a zampe gialle”. Un ruolo centrale continua a essere svolto dalle principali associazioni apistiche toscane – Toscana Miele, Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani e Associazione Apicoltori delle Province Toscane – che operano sul territorio, in stretta sinergia con il sistema della ricerca.
Il coordinamento scientifico sarà affidato, anche per il 2026, all’Università di Firenze (Dipartimento di Biologia) per le aree del centro e sud della regione e all’Università di Pisa (Dipartimenti di Biologia e di Scienze Veterinarie) per il nord e le zone costiere.



















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