Il dossier 2025 evidenzia la fragilità del sistema fognario. Maggiori criticità nella costa apuo-versiliese, miglioramenti nei primi dati 2026.
Redazione
11 luglio 2026
La qualità del mare toscano resta elevata, ma dietro il dato positivo emergono segnali di fragilità ambientale. Secondo il rapporto Arpat sulla stagione balneare 2025 il 92,8% delle aree controllate, pari a 257 su 277, e il 97,5% dei chilometri di costa monitorati risultano in classe “eccellente”. Rispetto al 2024, tuttavia, le zone sotto questo livello sono salite da 17 a 20, interessando circa 15,7 chilometri di litorale.
Le criticità si concentrano soprattutto lungo la costa apuo-versiliese: tra Massa-Carrara e Lucca si trova metà delle aree non eccellenti e la quota di superamenti dei limiti raggiunge il 15,8%, più del doppio della media regionale. Tre quarti delle aree con qualità inferiore all’eccellenza risentono dell’apporto di fiumi, fossi e acque di transizione, che trasportano verso il mare reflui non adeguatamente depurati.
Nel 2025 il 6,3% dei campioni ha superato i limiti microbiologici, coinvolgendo 90 aree lungo 111 chilometri di costa. Le cause principali sono le piogge intense, che dilavano il territorio e sovraccaricano fognature e depuratori, ma anche reti obsolete, commistioni tra acque bianche e nere, guasti, scolmatori e bypass. Nei tratti con divieto permanente quasi il 60% dei campioni è risultato contaminato. In alcuni corsi d’acqua apuani l’inquinamento è comparso anche senza precipitazioni, segno di problemi strutturali e persistenti.
Il cambiamento climatico aggrava il quadro: bombe d’acqua, tempeste costiere e “medicane” possono danneggiare impianti e condotte, mentre temperature più alte favoriscono la proliferazione batterica. La siccità, riducendo la portata di fossi e torrenti, concentra inoltre le cariche microbiche. Arpat segnala anche fioriture della microalga potenzialmente tossica Ostreopsis ovata a Marina di Massa e Marina di Pisa. Il caso più rilevante, nella zona meridionale di Marina di Pisa, è durato tre settimane, senza malesseri segnalati tra i bagnanti.
Il monitoraggio, previsto dalla normativa europea, ricerca Escherichia coli ed enterococchi intestinali, indicatori di contaminazione fecale, con controlli almeno mensili. I risultati richiedono però 24-36 ore e non comprendono analisi di virus, sostanze chimiche o microinquinanti. I primi dati del 2026 mostrano un miglioramento: tra aprile e giugno i superamenti sono scesi al 2,5%, con divieti in 17 aree.
Per ridurre i rischi l’Agenzia indica nelle ordinanze preventive uno strumento decisivo: nel 2025 quattro Comuni livornesi ne hanno adottate sedici, con ripristino della balneabilità entro 48-72 ore nel 95% dei casi. Servono però investimenti nelle reti, modelli previsionali più rapidi, migliore informazione pubblica e comportamenti responsabili, dal risparmio idrico ai corretti allacci fognari.




















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