Inquinamento

Massa e Carrara, l’ombra della Farmoplant 38 anni dopo: veleni nella falda e bonifiche al palo

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Bonificato solo il 3% dei terreni, falda ancora contaminata. Arci, Azione Cattolica, Isde e Legambiente: “Non basta commemorare, serve ecogiustizia subito”.

 

di Gabriella Congedo
22 luglio 2026

MASSA E CARRARA — Il 17 luglio di 38 anni fa il boato e la nube tossica della Farmoplant, stabilimento chimico che produceva fitofarmaci, segnavano una delle pagine più drammatiche della storia industriale e ambientale del nostro Paese. Oggi, a distanza di quasi quattro decenni da quell’incidente che avrebbe dovuto imporre la svolta ecologica e il risanamento del territorio, ARCI Massa Carrara, Azione Cattolica Massa Carrara – Pontremoli, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente Carrara e Legambiente Massa Montignoso alzano congiuntamente la voce per denunciare come quella ferita rimanga ancora aperta tra inquinamento persistente, ritardi burocratici e mancate risposte sanitarie.

La denuncia: bonifiche bloccate e fondi revocati

Attraverso una nota congiunta le associazioni sottolineano come la situazione del risanamento ambientale sia al limite del paradosso. Lo scorso 22 giugno è scaduta l’ennesima proroga ministeriale per l’avvio dei lavori di bonifica della falda nel Sito d’Interesse Nazionale (SIN) e il progetto esecutivo resta immobile in attesa di autorizzazioni, proiettando l’ombra di una terza proroga.

A complicare ulteriormente il quadro vi è anche il taglio delle risorse: i 25,5 milioni di euro previsti dagli accordi di programma originari sono stati revocati. I fondi rimanenti (7,5 milioni statali e 12 regionali) bastano unicamente per il filtraggio delle acque di falda, lasciando scoperte le vaste aree del Sito di Interesse Regionale (SIR). Ad oggi, ricordano le associazioni, soltanto il 3% dei terreni risulta effettivamente bonificato mentre la falda resta contaminata.

L’impatto sulla salute: mortalità per tumori sopra la media

Particolarmente duro è il richiamo delle associazioni sul fronte della salute pubblica. I dati del percorso partecipato Sintesi (CNR di Pisa) e dello studio nazionale Sentieri (Istituto Superiore di Sanità) evidenziano a Massa e Carrara una mortalità per tumori costantemente superiore alla media nazionale.
Ciononostante, denunciano ARCI, Azione Cattolica, ISDE e Legambiente, non è ancora stato istituito un Registro Tumori dedicato alle aree SIN/SIR, strumento indispensabile per monitorare con accuratezza scientifica l’impatto epidemiologico dell’inquinamento.

Accanto alla falda e ai suoli la qualità dell’aria resta un altro fronte caldissimo. «In un territorio segnato da un’intensa attività industriale, traffico pesante, continue varianti urbanistiche e fenomeni di inversione termica, conoscere ciò che si respira rappresenta un diritto fondamentale. Da mesi chiediamo nuove centraline per l’aria da Marina di Carrara alla Zona Industriale, ma non è arrivata alcuna risposta.»

La mobilitazione: “Ecogiustizia subito”

Il 17 luglio non può ridursi dunque a un mero rito commemorativo. Ricordando che 38 anni fa fu proprio Gianni Volpini, all’epoca presidente del circolo Legambiente Massa, a dare per primo la notizia dell’incidente, la rete associativa locale rinnova il proprio impegno sul campo. Insieme a Libera, Acli e Agesci ha aderito alla campagna nazionale “In nome del popolo inquinato – Ecogiustizia subito” articolando cinque rivendicazioni prioritarie per la Zona Industriale Apuana:

  1. Avvio immediato della bonifica della falda e dei terreni contaminati;
  2. Monitoraggio dei pozzi idrici ancora utilizzati dalla popolazione;
  3. Nuove centraline per il rilevamento continuo della qualità dell’aria;
  4. Istituzione immediata del Registro Tumori dedicato per le aree SIN/SIR;
  5. Trasparenza, tempi certi e partecipazione reale della comunità locale.

«Solo così — concludono i rappresentanti delle associazioni — Massa e Carrara potranno uscire da una storia di inquinamento e ambiguità per costruire un futuro fondato sulla salute e sulla giustizia ambientale, trasformando la memoria in progetti concreti e non in una vuota commemorazione».





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