Secondo l’anticipazione dell’Annuario 2026 tra le principali sorgenti figurano il lavaggio dei tessuti sintetici e l’abrasione degli pneumatici.
Redazione
30 luglio 2026
Nel 2025 la presenza di microplastiche nello strato superficiale del mare toscano è risultata sensibilmente inferiore rispetto all’anno precedente. Secondo l’anticipazione dell’Annuario 2026 di Arpat la concentrazione media regionale è stata pari a circa 0,0101 oggetti per metro quadrato, contro gli 0,049 rilevati nel 2024. Il dato, tuttavia, non consente di parlare di un problema risolto, perché la distribuzione delle particelle è fortemente condizionata da correnti, vento, turbolenze e fenomeni temporanei di accumulo.
Il monitoraggio è stato svolto nell’ambito della Direttiva quadro europea sulla Strategia marina che punta a conoscere quantità, distribuzione e composizione delle microplastiche, riducendone nel tempo l’impatto sugli ecosistemi e sulle catene alimentari. Arpat ha effettuato campionamenti semestrali lungo quattro transetti perpendicolari alla costa situati a Fiume Morto, nel Pisano, Donoratico e Carbonifera, nel Livornese e alla Foce dell’Ombrone, in provincia di Grosseto. Per ciascuna area sono state controllate tre stazioni poste a 0,5, 1,5 e 6 miglia nautiche dalla costa.
Le analisi mostrano differenze significative tra primavera e autunno. Ad aprile la concentrazione più elevata è stata registrata alla Foce dell’Ombrone, con 0,0230 oggetti per metro quadrato, seguita da Carbonifera e Donoratico. A ottobre il valore maggiore è stato invece osservato a Fiume Morto, con 0,0220, mentre alla Foce dell’Ombrone e a Carbonifera si è verificato un netto calo. I frammenti costituiscono l’80% delle particelle raccolte, mentre i fogli rappresentano il 13%. Il colore prevalente è il bianco, pari al 57%.
Il quadro decennale, relativo al periodo novembre 2015-ottobre 2025, indica una media complessiva di 0,057 oggetti per metro quadrato, inferiore ai valori medi generalmente attribuiti al Mediterraneo, compresi tra 0,1 e 0,2. Le concentrazioni tendono però a essere più elevate al largo e durante la primavera. Il massimo assoluto fu rilevato nel 2016 alla Foce dell’Ombrone, con 3,364 oggetti per metro quadrato, probabilmente a causa di un accumulo temporaneo.
Le microplastiche, comprese tra 0,001 e 5 millimetri, derivano sia da fonti dirette sia dalla frammentazione di rifiuti più grandi. Tra le principali sorgenti primarie figurano il lavaggio dei tessuti sintetici e l’abrasione degli pneumatici. I dati confermano quindi la necessità di proseguire il monitoraggio e, soprattutto, di intervenire a monte per ridurre la dispersione della plastica nell’ambiente.
Una contaminazione invisibile, ma persistente, che rende indispensabili prevenzione, corretta gestione dei rifiuti e politiche capaci di limitare l’uso della plastica monouso.




















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