La Rete chiede di ricostruire costi, investimenti e responsabilità prima di indicare nuove infrastrutture come soluzione. Nel mirino Plures-Alia.
Redazione
1 settembre 2026
La situazione della Multiutility toscana non sarebbe conseguenza dello stop alla quotazione in Borsa ma delle decisioni adottate negli anni precedenti. È la tesi sostenuta dalla Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni, che interviene nel confronto riaperto in questi giorni sul futuro di Plures e sulla gestione dei rifiuti.
Il riferimento è a Plures, nome assunto nel 2025 dalla Multiutility nata ufficialmente il 26 gennaio 2023 dalla fusione di Alia Servizi Ambientali, Publiservizi, Consiag e Acqua Toscana. Il progetto puntava a creare un grande soggetto regionale nei settori rifiuti, acqua ed energia e prevedeva anche l’apertura al mercato azionario, mantenendo comunque la maggioranza pubblica. La quotazione, inizialmente prevista per il 2024, è stata definitivamente accantonata nel 2026.
Secondo la Rete, dunque, non sarebbe corretto attribuire allo stop alla Borsa difficoltà economiche e tariffarie maturate precedentemente. Il bilancio approvato nel 2026, osserva il comunicato, fotografa infatti l’attività del 2025: investimenti, costi e crescita dell’indebitamento andrebbero quindi valutati alla luce delle scelte compiute nella fase di costruzione della Multiutility.
Nel documento viene chiamato direttamente in causa Matteo Biffoni, già sindaco di Prato per dieci anni e, insieme all’allora sindaco di Firenze Dario Nardella e alla sindaca di Empoli Brenda Barnini, tra i principali promotori politici dell’aggregazione. Già nel 2021 Nardella indicava Firenze, Prato ed Empoli come nucleo iniziale del progetto, presentato come uno strumento per aumentare gli investimenti, migliorare i servizi e contenere le tariffe.
La seconda questione riguarda gli inceneritori. Dopo l’apertura della consigliera regionale Pd Marta Logli, Biffoni ha definito un nuovo impianto di recupero energetico “il tassello fondamentale per chiudere il ciclo dei rifiuti”. La Rete contesta però che si possa partire dalla soluzione senza stabilire prima quantità future di rifiuti, capacità degli impianti esistenti, costi e alternative.
Il richiamo è alla gerarchia europea dei rifiuti che privilegia prevenzione, riutilizzo e riciclo prima del recupero energetico. Sullo sfondo c’è anche la cosiddetta plastic own resource: dal 2021 gli Stati membri versano al bilancio UE un contributo calcolato sui rifiuti di imballaggio plastico non riciclati, con un’aliquota di 0,80 euro al chilogrammo.
La richiesta della Rete è quindi politica e industriale: prima di rilanciare Borsa e inceneritori verificare quali scelte abbiano prodotto gli attuali squilibri e quale sia davvero, numeri alla mano, il fabbisogno impiantistico della Toscana centrale.



















Aggiungi un commento