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Navigatori, quando la strada più veloce non è la più sostenibile

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Uno studio dell’Ateneo di Pisa mostra che se troppi automobilisti seguono gli stessi algoritmi traffico e inquinamento rischiano di concentrarsi su poche strade.

Redazione
13 settembre 2026

PISA – Il navigatore promette di portarci a destinazione nel minor tempo possibile. Ma quello che conviene al singolo automobilista non sempre conviene alla città. Una ricerca condotta da Cnr-Isti, Università di Pisa e Scuola Normale Superiore mostra che la diffusione massiccia dei sistemi di navigazione può concentrare traffico e inquinamento su un numero sempre più ristretto di strade.

Lo studio ha simulato il traffico di Firenze, Milano e Roma, utilizzando dati GPS e le indicazioni fornite da Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox. Il risultato è netto: quando tutti seguono il navigatore la varietà delle strade utilizzate può diminuire fino a circa il 14%. Le auto vengono spinte soprattutto verso autostrade e grandi arterie, trasferendo su queste infrastrutture anche una quota crescente delle emissioni.

Sul fronte climatico, però, non esiste una risposta semplice. Con traffico leggero i navigatori generalmente aiutano a ridurre la CO₂. Nelle ore più congestionate, invece, il vantaggio dipende da quante persone seguono contemporaneamente le indicazioni. In molti degli scenari analizzati, superata una diffusione compresa indicativamente tra il 60 e l’80%, il beneficio ambientale smette di crescere e può ridursi o scomparire. A Roma, per alcuni servizi e livelli di utilizzo, le simulazioni registrano perfino un aumento delle emissioni rispetto allo scenario senza navigazione algoritmica.

Non significa che Google Maps o TomTom siano “nemici dell’ambiente”. Significa piuttosto che un algoritmo progettato per trovare la strada migliore per ciascun automobilista può produrre un risultato peggiore quando migliaia di persone ricevono contemporaneamente suggerimenti simili.

La sfida diventa quindi progettare navigatori capaci di considerare non soltanto quanto tempo risparmia chi guida ma anche traffico, emissioni e qualità della vita dell’intera città. La strada più veloce, insomma, non è necessariamente quella più sostenibile.

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