Agricoltura

Noccioleti, dal Valdarno aretino il ‘modello Ferrero’ si estenderà a tutta la Toscana

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Ampliato l’accordo di due anni fa, altri 600 ettari destinati a produrre nocciole. Confagricoltura: “Partiamo da Arezzo per arrivare a tutta la Regione”.

 

di Gabriella Congedo

AREZZO – Il modello Ferrero si allarga e in Toscana altri 600 ettari di terreno agricolo saranno convertiti a monoculture di noccioleti. Lo si apprende da Confagricoltura Toscana che annuncia l’ampliamento del contratto con il gruppo di Alba per lo sviluppo della filiera della Nocciola su tutto il territorio regionale.

Un paio d’anni fa la Ferrero e la cooperativa COAGRIA di Cesa in Valdichiana – che riunisce circa 200 imprese agricole – avevano sottoscritto con la mediazione di Confagricoltura Toscana un contratto di lungo periodo con il quale sviluppare una nuova filiera della nocciola in Toscana. L’accordo iniziale riguardava una superficie di 600 ettari in Valdichiana, adesso si estende per ulteriori 600 ettari. E a quanto pare è solo l’inizio: “Partiamo da Arezzo per arrivare a tutta la Regione” è la previsione del presidente di Coagria Angiolino Mancini.

L’obiettivo della Ferrero è di arrivare a produrre la Nutella solo con nocciole Made in Italy. Il nostro Paese è il secondo produttore al mondo con una quota di mercato di circa il 12% e segue a distanza la Turchia, che rappresenta il 70% del mercato. La prima regione produttrice è il Lazio, con 45.967 tonnellate annue, di cui la quasi totalità concentrate nella provincia di Viterbo. Ma la richiesta aumenta e la Ferrero ha lanciato qualche anno fa il “Progetto nocciola Italia”, che punta a incentivare la filiera per non dover più dipendere dalle importazioni.
Si tratta del resto di una coltura molto redditizia. Adesso la chiamata è per la Toscana, a partire appunto dalla Valdichiana. L’estensione dell’accordo tra Coagria e Ferrero è un nuovo tassello del progetto “Nocciola Italia”. “In questo modo i nostri imprenditori potranno programmare gli investimenti e far crescere le proprie aziende – spiega il presidente di Confagricoltura Toscana Marco Neri Ferrero e la Toscana da oggi sono ancora più uniti ed è davvero bello che questo possa rappresentare un’opportunità per tutte le aziende del settore”.

Ma se a tutti piace la Nutella, non a tutti piace il “modello Ferrero”. Un paio d’anni fa, all’epoca dell’accordo per i primi 600 ettari, Slow Food Valdarno aveva alzato le barricate. L’accusa: le monoculture distruggono il suolo e mettono a rischio l’ambiente. “Un modello di agricoltura nocivo, dannoso e anacronistico” aveva fatto eco l’Associazione Produttori del Pratomagno (leggi qui l’articolo) portando a esempio la situazione del Viterbese con le sue acque inquinate, i suoli impoveriti, patologie tumorali oltre la media nazionale e conflittualità perenne tra cittadini e agricoltori.
Di tutto questo si discuteva animatamente due anni fa, poi la questione era scivolata in secondo piano. Non lo sarà ancora per molto, c’è da scommetterci.

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