Il quadro economico del progetto sarebbe arrivato a 470 milioni e l’opera resta politicamente, economicamente e ambientalmente divisiva.
Redazione
5 maggio 2026
FIRENZE – Il progetto di potenziamento dell’aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze, comunemente indicato come nuovo aeroporto di Peretola, è tornato al centro del dibattito pubblico dopo il via libera ambientale del ministero dell’Ambiente. La Project review del Piano di sviluppo aeroportuale al 2035 ha ottenuto parere positivo di compatibilità ambientale, ma subordinato al rispetto di condizioni e prescrizioni. Il decreto è inoltre propedeutico alla Conferenza dei servizi, passaggio necessario per l’autorizzazione definitiva di nuova pista e nuovo terminal.
L’intervento prevede una nuova pista di circa 2.200 metri, quasi parallela all’autostrada A11, al posto dell’attuale pista più corta e operativamente più limitata. L’obiettivo dichiarato è aumentare regolarità e capacità dello scalo, ridurre alcuni sorvoli sulle aree oggi più esposte e accompagnare la crescita del traffico, stimato verso una soglia prossima ai sei milioni di passeggeri l’anno.
Il nodo economico resta però rilevante. Le stime circolate negli anni sono aumentate: nel dibattito pubblico si parlava di 440 milioni di euro, con 150 milioni di finanziamento pubblico, ma fonti più recenti indicano un masterplan sopra i 400 milioni e, secondo Il Tirreno, il quadro economico sarebbe arrivato a circa 470 milioni netti, con il rischio che eventuali ritardi facciano crescere ancora i costi.
Sul fronte ambientale la questione più delicata riguarda la Piana fiorentina. Il decreto riconosce che per il sito Natura 2000 Stagni della Piana fiorentina e pratese non è possibile escludere incidenze negative, motivo per cui sono previste misure di compensazione e l’applicazione della disciplina europea sugli habitat.
Anche il livello di inquinamento atmosferico e acustico resta controverso. La documentazione ministeriale riporta che le simulazioni sulla qualità dell’aria stimano variazioni massime del 5,5% per NO₂ e di circa l’1,5% per PM10 e PM2,5. La Commissione considera la valutazione sufficientemente esaustiva ma associazioni e comitati contestano il quadro complessivo e hanno annunciato ricorsi al TAR.
Il progetto, dunque, non è più fermo: l’iter è avanzato e nel 2026 è stato ulteriormente semplificato sul piano procedurale. Ma l’opera resta politicamente, economicamente e ambientalmente divisiva. La domanda centrale è se i benefici di accessibilità e sviluppo turistico-economico compenseranno costi pubblici, consumo di territorio, pressioni sugli habitat e nuovi impatti sulla qualità della vita nella Piana.



















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