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Nuovo polo logistico nel Pisano: il fotovoltaico promesso resta sulla carta

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Foto Legambiente Valdera

A 18 mesi dall’apertura dell’imponente hub di Perignano Legambiente denuncia la totale assenza dei pannelli solari e l’impatto del consumo di suolo.

 

di Gabriella Congedo
22 giugno 2026

CASCIANA TERME LARI (Pi) – Sono passati ormai 18 mesi dalla realizzazione del polo logistico in via Sicilia a Perignano, nel Comune di Casciana Terme Lari. Un’opera imponente che si estende su un’area di circa 155.000 m2 ma della quale oggi si torna a parlare per una discrepanza tra le promesse iniziali e la realtà dei fatti: degli impianti fotovoltaici previsti dal progetto, infatti, non c’è ancora nessuna traccia.

La denuncia arriva direttamente da Legambiente Valdera. L’associazione ambientalista ricorda come, in fase di presentazione pubblica, l’intervento fosse stato descritto come un hub logistico all’avanguardia e caratterizzato da elevati standard di sostenibilità ambientale. Il piano originario includeva l’installazione di sistemi fotovoltaici sulle coperture dei due grandi edifici (rispettivamente di 32.000 e 21.000 m2) e nelle aree pertinenziali, con il chiaro obiettivo di contribuire all’autonomia energetica del complesso.

Ad oggi la realtà si presenta molto diversa. L’associazione rileva la totale assenza di pannelli solari sia sui tetti sia sulle superfici destinate a parcheggio. Un vuoto che solleva forti interrogativi sulla reale volontà di dare seguito a quanto annunciato nei comunicati ufficiali del progetto.
A confermare i dubbi vi sarebbe anche la mancanza di trasparenza burocratica:
– Non risultano documenti pubblici che attestino l’entrata in esercizio di impianti fotovoltaici nell’area.
– Non è reperibile alcun dato pubblico relativo alla potenza energetica eventualmente installata.

Un quadro che Legambiente ritiene decisamente critico rispetto alle dichiarazioni iniziali di sostenibilità. Per questo motivo l’associazione ha chiesto formalmente alle amministrazioni competenti una verifica degli atti autorizzativi e urbanistici. L’obiettivo è accertare tre punti chiave:

  1. Se l’installazione dei moduli fotovoltaici fosse prevista come un obbligo prescrittivo nei titoli edilizi rilasciati.
  2. Se tali prescrizioni siano ancora in fase di attuazione o se siano state violate.
  3. Quale sia l’effettivo stato delle dotazioni di energia rinnovabile del comparto.

Nuovi cantieri e consumo di suolo

La preoccupazione degli ambientalisti è amplificata dal fatto che nella stessa zona industriale sono già iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo capannone. La domanda sorge quindi spontanea: anche questo nuovo edificio sarà “green” solo sulla carta, seguendo l’esempio dei precedenti?
Ridurre la decarbonizzazione al 2030 a un mero slogan da spendere in fase autorizzativa è un grave errore, ancor più grave se serve a mascherare un consumo di suolo critico” si legge in una nota di Legambiente Valdera.

La cementificazione, ricorda l’associazione, comporta una perdita netta dei servizi ecosistemici che solo un suolo naturale può offrire: dalla regolazione del ciclo dell’acqua allo stoccaggio del carbonio, fino alla tutela della biodiversità. Se si decide di sottrarre terreni a queste funzioni ecologiche è quantomeno doveroso compensare il danno destinandoli alla produzione di energia pulita. In caso contrario, il rischio è quello di compromettere il territorio senza generare alcun beneficio per la transizione ecologica.

Il tempo stringe. Il 2030 non deve essere considerato un traguardo finale ma solo una tappa di passaggio. La traiettoria tracciata dall’Unione Europea del resto è netta e rigorosa: riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040 e azzeramento netto entro il 2050. Obiettivi ambiziosi che non possono permettersi di restare bloccati sulla carta.

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