Inquinamento

Nuovo studio prova la cancerogenicità del glifosato, ISDE scrive ai sindaci italiani: “Vietatelo”

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Nuove conferme dallo studio dell’Istituto Ramazzini: il glifosato causa tumori nei ratti anche a dosi considerate “sicure” dall’Unione Europea. 

 

di Gabriella Congedo
28 luglio 2025

I gravissimi danni indotti dal glifosato e la sua cancerogenicità non sono solo una probabilità ma si possono considerare una certezza. Nuovi studi lo confermano. E alla luce di questi risultati il presidente di ISDE Italia Roberto Romizi ha scritto ai sindaci italiani chiedendo di eliminare il glifosato dal loro territorio.

Romizi si riferisce in particolare allo studio condotto dall’Istituto Ramazzini e pubblicato su Environmental Health lo scorso giugno; tra le autrici Fiorella Belpoggi, già direttrice scientifica e oggi membro del Comitato Scientifico di ISDE Italia. Il lavoro fornisce nuove prove sulla cancerogenicità del glifosato e dei principali erbicidi a base di glifosato come Roundup Bioflow (utilizzato in Europa) e RangerPro (usato negli Stati Uniti).

Il dato più allarmante? Il glifosato e i suoi formulati causano tumori nei ratti anche a dosi corrispondenti a quelle considerate “sicure” dall’Unione Europea e in alcuni casi sono comparsi prima dell’anno di vita, un fatto eccezionalmente raro.
Tra i tumori osservati vi sono leucemie, tumori del sistema nervoso, della tiroide, della pelle, del fegato e del pancreas endocrino. Le leucemie in particolare si sono manifestate con una frequenza inquietante in tutti i gruppi esposti e sono comparse precocemente, con un’incidenza nettamente superiore a quella dei gruppi di controllo.

Già nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”. Da allora la controversia non si è mai spenta, anche a causa degli interessi economici che hanno spesso ostacolato l’adozione di normative ambientali restrittive.

Secondo ISDE Italia però i risultati degli ultimi studi non lasciano più spazio a dubbi: l’esposizione cronica al glifosato può causare un aumento dei tumori multipli, compresi quelli rari come leucemie precoci, tumori del sistema nervoso, del fegato, della pelle, delle ossa e della tiroide. Numeri preoccupanti che rendono urgente secondo l’associazione l’adozione del principio di prevenzione.
E i rischi non riguarderebbero solo il cancro. Studi recenti suggeriscono che il glifosato potrebbe avere un ruolo anche nella crescente diffusione dell’autismo e del morbo di Parkinson.

Gli studi sperimentali citati si aggiungono a solide evidenze epidemiologiche nell’uomo – scrive Romiziche hanno documentato in maniera chiara come l’esposizione a glifosato, confermata dalla misurazione di questa sostanza nelle urine, incrementi il rischio di mortalità per tutte le cause, l’insorgenza di insulino-resistenza, alteri il metabolismo del glucosio e aumenti il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari.
Purtroppo oggi, nonostante gli appelli della comunità scientifica internazionale, il glifosato rimane l’erbicida più utilizzato al mondo; esso continua a insinuarsi nella nostra catena alimentare, nell’acqua che beviamo e nell’aria che respiriamo”.

In attesa che la IARC riveda la classificazione di “probabile cancerogeno” inserendo il glifosato nella classe dei “cancerogeni certi” – e l’Europa agisca di conseguenza – ISDE Italia si appella ai sindaci italiani affinchè intervengano con lo strumento in loro potere: l’ordinanza di divieto.

Ci sono Sindaci e comunità localiprosegue la lettera – che hanno già deciso di eliminare il glifosato dal loro territorio sostituendolo con altri metodi di diserbo ugualmente efficaci e non dannosi per la salute (Conegliano Valdobbiadene, dove il divieto è stato introdotto nell’area del Prosecco DOCG; Bucine, che ha rinnovato il divieto temporaneo di utilizzo di erbicidi contenenti glifosato; Livorno, che ha vietato l’uso del diserbante in agricoltura; Ferrara etc.)”.
Questo dimostra che “c’è un ampio margine per la responsabilità individuale dei Sindaci e che amministratori virtuosi e rispettosi della salute pubblica possono fare la differenza”.

Quello a cui stiamo assistendo secondo ISDE è un’esplosione silenziosa di malattie complesse che aumentano con l’intensificarsi dell’inquinamento ambientale. Per questo bisogna intervenire subito:Ogni giorno che passa senza un’azione decisa sul fronte normativo è un giorno in cui la generazione attuale e, potenzialmente, una nuova generazione sono esposte fin dalla vita prenatale a una molecola in grado di alterare processi fisiologici vitali e aumentare il rischio di malattie che potranno manifestarsi a distanza di decenni”.

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