Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Occhio al negazionismo climatico (e ai suoi effetti nefasti)

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Foto Confagricoltura Toscana

Nonostante le evidenze queste teorie trovano credito in molti Paesi occidentali. Dietro ci sono spesso interessi politici ed economici.

 

di Sandro Angiolini
11 Luglio 2022

Questa settimana mi ha colpito (favorevolmente) l’intervista che ha rilasciato Diana Morant, l’omologa spagnola del nostro ministro Cingolani, in occasione di un festival dedicato all’ambiente in quel Paese. Il punto essenziale che la ministra ha evidenziato è che, tuttora, c’è in giro molto negazionismo nei confronti del cambiamento climatico e della sua origine; da qui una lunga serie di effetti negativi. Proviamo a ragionarci sopra:

– che gli impatti devastanti del cambiamento climatico siano sempre più spesso davanti ai nostri occhi mi sembra evidente: siccità, alluvioni, scioglimento di ghiacciai e innalzamento dei mari. Ricondurre tutto questo a un ciclico alternarsi di eventi meteo-climatici e non all’azione delle attività umane mi sembra francamente ridicolo, e non sto a citare gli innumerevoli studi scientifici che da oltre 20 anni lo dimostrano;

– eppure trovano credito in molti Paesi occidentali teorie negazioniste, di solito sostenute (e finanziate) da partiti di orientamento neoliberista, che vedono nelle politiche di tutela ambientale un vincolo inaccettabile per la libertà d’impresa (qualcuno si ricorda i discorsi di Donald Trump in merito? Potrebbe tornare ad essere il presidente degli USA…);

un’altra critica più sottile ma ugualmente nefasta rispetto alle politiche che lottano contro il cambiamenti climatico è quella incentrata sull’argomento: dato che è un problema globale è inutile impegnarsi come singolo Paese o gruppo di Stati. Quindi accettiamo di buon grado la fine del pianeta prossima ventura? Le obbiezioni al riguardo sono molte. Innanzitutto lavorare per facilitare l’adattamento agli impatti del cambiamento climatico è sempre utile, e da subito (es. isolare meglio le case, scegliere varietà di piante coltivate più resistenti alle alte temperature, ridurre le perdite d’acqua dalle tubature, mettere più verde pubblico attorno a noi); – poi occorre considerare l’associazione tra le politiche di lotta al cambiamento climatico e quelle economiche: se come Europa mi impegno molto sull’ambiente, posso più facilmente chiedere ad altri Paesi di farlo, magari in cambio di un accesso più favorevole ai nostri mercati. E così via.

– infine colgo un’ultima, interessante osservazione dall’articolo spagnolo a cui è ispirata questa pagina: il “tecno-soluzionismo” non basta. Non possiamo illuderci che si possano raggiungere risultati concreti in tempi rapidi solo puntando sull’adozione di una miriade di pur opportune innovazioni tecnologiche (es. macchine elettriche, energie rinnovabili, etc): occorre cambiare modello di sviluppo e di consumo, il che significa riconsiderare attentamente le priorità che diamo alla nostra Vita. Ma di questo i nostri rappresentanti politici sono consapevoli? Troppo spesso sembra di no.

 

Sandro Angiolini_piccolaOLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.

Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.





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