Ecosistema

Occhio alla Platisfera, il nuovo ecosistema marino che minaccia il Santuario Pelagos

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Batteri e alghe potenzialmente pericolosi trovati sui rifiuti plastici in mare. I risultati della ricerca congiunta di Legambiente ed Expèdition Med tra Toscana, Liguria, Corsica e Costa Azzurra.

 

Un nuovo ecosistema marino, composto da microorganismi potenzialmente dannosi per pesci, uccelli e mammiferi marini, si è sviluppato intorno ai rifiuti plastici. E’ la Platisfera secondo la definizione di Expèdition Med e Legambiente, che hanno presentato oggi a Genova i risultati di una ricerca congiunta che è il cuore del progetto Pelagos Plastic Free. Lo studio si è concentrato nell’area marina del Santuario Pelagos, lo specchio di mare tra Toscana, Liguria, Corsica e Costa Azzurra.
Sui detriti plastici raccolti durante 60 campionamenti di superficie in diverse zone sono state fatte analisi chimiche, genetiche e SEM (analisi microscopica a scansione).

Com’è ormai noto i rifiuti plastici rappresentano oltre l’80% del marine litter. Un problema gravissimo per pesci, uccelli e mammiferi marini, non solo a causa degli additivi tossici conteniti nella plastica e per la sua grande diffusione in mare ma anche per quanto può portare con sé. Sulla superficie dei rifiuti plastici si sviluppa infatti un vero e proprio ecosistema in miniatura, la platisfera appunto, composto da batteri, alghe e virus, alcuni potenzialmente pericolosi per gli organismi marini.

“Grazie al progetto Pelagos Plastic Free – osserva Tosca Ballerini, coordinatrice scientifica Expédition Med – abbiamo raccolto una serie di campioni dalle acque superficiali del Santuario e dai fiumi e porti che vi si affacciano. Soprattutto abbiamo potuto studiare le comunità microbiche che colonizzano i rifiuti plastici, compresi gruppi di microorganismi potenzialmente dannosi per pesci, uccelli, mammiferi marini. Oltre ai batteri, il nostro studio ha incluso anche i dinoflagellati, un gruppo di alghe unicellulari che comprende alcune specie capaci di dare origine a fioriture algali tossiche. Il Santuario Pelagos è ricco di biodiversità, ma è anche una delle zone con la più alta concentrazione di rifiuti plastici al mondo“.

La Platisfera
Per tracciare il profilo della plastisfera del Santuario Pelagos è stato condotto uno studio scientifico multidisciplinare in collaborazione con diversi istituti di ricerca europei. L’obiettivo era studiare le comunità microbiche che si sviluppano sui rifiuti plastici in mare, nei fiumi e nei porti e confrontarle con quelle che vivono libere nell’acqua, per capire il ruolo della plastica nella diffusione di vari gruppi di microrganismi. La raccolta dei campioni di plastiche galleggianti è stata condotta attraverso un’attività di citizen science tra luglio e agosto del 2018 a bordo del veliero Ainez che ha toccato la foce del fiume Arno, in Toscana, del fiume Golo, in Corsica e del fiume Var, in Costa Azzurra, e i porti di Marina di Pisa, Bastia e Nizza.

All’analisi chimica i polimeri più presenti sono risultati il polietilene  (50%), il polipropilene (24%) e il polistirene e polistirene espanso (l’11%). Si è passati poi allo screening del DNA dei vari tipi di microorganismi sviluppatisi sulle plastiche, Sono state ricercate diverse famiglie di batteri, tra cui il genere Vibrio, alcune specie del quale sono responsabili di malattie gastrointestinali nei pesci e organismi filtratori, nonché, nel caso di Vibrio cholerae, portatori del colera nell’uomo; Escherichia; gruppi di alghe unicellulari come Gonyaulax, Karenia Pseudo-nitzschia, che possono causare fioriture algali dannose e produrre tossine in quantità tali da accumularsi nella rete trofica e avere impatti su pesci, uccelli e mammiferi marini.
Organismi potenzialmente dannosi sono stati trovati su molti campioni di plastica, ma il dato fondamentale dimostrato dallo studio è che le comunità microbiche sviluppate sui rifiuti plastici sono differenti da quelle che vivono libere nell’acqua marina o nelle acque dei porti o dei fiumi.

I numeri
La media dei rifiuti plastici trovati nelle 60 stazioni di campionamento in mare è di oltre 114 mila per ogni chilometro quadrato di superficie marina. Di questi l’80% sono microplastiche (dimensioni inferiori ai 5 mm).
In mare i rifiuti plastici vengono colonizzati velocemente da batteri, alghe e invertebrati microscopici che formano un biofilm sulla loro superficie. Inoltre, le correnti marine concentrano le microplastiche nelle zone ricche di plancton dove si nutrono le balenottere comuni, che possono ingerirne varie migliaia al giorno.
Numeri a cinque cifre anche dalla conta dei rifiuti spiaggiati, fatta attraverso la citizen science: sono state controllate 17 spiagge tra Toscana e Liguria. Su più di 30 mila metri quadri di superficie ispezionati sono stati trovati oltre 14 mila rifiuti costituiti per l’87% da plastica, per una media di 857 oggetti ogni 100 metri lineari di litorale.
La presenza di grandi quantità di plastica nel Santuario Pelagos – una zona così ricca di biodiversità – dovrà far riflettere tutti, cittadini, amministratori e governi, sull’urgenza di ripensare radicalmente il nostro rapporto con questo materiale.

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