Una nuova, formidabile collezione composta da Lepidotteri appartenenti a migliaia di specie che presto saranno catalogati e digitalizzati.
Redazione
18 dicembre 2025
FIRENZE – Oltre 50 mila farfalle contenute in 1.750 cassette entomologiche e rappresentative di migliaia di specie. È la nuova, formidabile collezione di insetti Lepidotteri arrivata al Museo di Storia Naturale “La Specola” di Firenze. L’ha messa insieme Valerio Sbordoni, docente dell’Università Tor Vergata di Roma.
Gli esemplari provengono in massima parte dalle aree tropicali – Sudamerica, Africa e soprattutto dall’Oriente – ma sono presenti anche reperti italiani. I gruppi rappresentati appartengono alle due superfamiglie Papilionoidea e Hesperioidea, che includono specie indicate come farfalle diurne.
“Tutti gli esemplari sono stati accuratamente studiati e identificati – spiega Giuseppe Fabrizio Turrisi, curatore della sezione di Entomologia della Specola – e per la corretta conservazione il Museo ha destinato adeguati spazi in seno alla sezione di Entomologia, che ospita già un’imponente collezione di riferimento nel panorama internazionale”.
Al momento si stanno catalogando e schedando le cassette entomologiche e i singoli esemplari di farfalle per arrivare a un catalogo ragionato utilizzabile dagli studiosi. Poi dall’inizio del 2026 si procederà con la digitalizzazione di tutto il materiale, che a lavoro concluso si potrà consultare anche attraverso il sito istituzionale di Ateneo.
“Sono tantissime le collezioni donate da illustri entomologi nel tempo, che hanno individuato nel Museo di Storia Naturale ‘La Specola’ il luogo più appropriato per la collocazione finale e la fruizione da parte della comunità scientifica – aggiunge David Caramelli, presidente del Sistema Museale di Ateneo –. Con la campagna di digitalizzazione che coinvolge gran parte delle sue collezioni il Museo vuole migliorare l’accessibilità da remoto e raggiungere così un pubblico ancora più numeroso”.
E adesso una piccola precisazione: studiare e catalogare gli insetti non è un esercizio puramente speculativo e accademico, come potrebbe apparire ai non addetti ai lavori. In realtà, sottolineano gli esperti, è un passo importante per la conoscenza e la tutela della biodiversità, soprattutto delle specie più a rischio.



















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