Rifiuti e riciclo

Ossicombustore di Peccioli, Legambiente all’attacco: “Trasparenza su un impianto da 130 milioni”

Ricostruzione artificiale dell'ossicombustore di Peccioli a scopo illustrativo
Ricostruzione artificiale dell'ossicombustore di Peccioli a scopo illustrativo

L’associazione contesta costi, dimensioni e sostenibilità del progetto e chiede una gestione regionale più equilibrata  dei rifiuti toscani.

 

Redazione
24 giugno 2026

PONTEDERA (Pi) – Legambiente Valdera torna a contestare il progetto dell’ossicombustore previsto a Peccioli e critica duramente il sindaco Renzo Macelloni, presidente dell’Ato Costa. In una nota diffusa il 22 giugno l’associazione ambientalista esprime dubbi sia sulla sostenibilità dell’impianto sia sulle conseguenze economiche che potrebbero ricadere sui Comuni e sui cittadini.

Il progetto, promosso da Novatosc, società partecipata per l’85 per cento da Belvedere, prevede un impianto di ossicombustione flameless capace di trattare fino a 170 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Secondo Legambiente si tratterebbe di una tecnologia priva di precedenti europei su questa scala: l’unico riferimento citato è un prototipo di dimensioni molto inferiori, attivo a Gioia del Colle e successivamente chiuso in anticipo.

L’associazione contesta anche l’idea che il processo possa “chiudere” il ciclo dei rifiuti attraverso la produzione di “perline vetrificate”, sottolineando che tali materiali non figurerebbero nell’elenco europeo dei prodotti riconosciuti nell’economia circolare. L’impianto, inoltre, sarebbe sovradimensionato rispetto alle necessità dell’Ato Costa e potrebbe quindi richiedere l’arrivo di rifiuti da altre aree della Toscana.

La nota richiama il via libera espresso dalla conferenza dei servizi il 19 giugno e guarda ora all’assemblea di Retiambiente, chiamata a esaminare il piano industriale. Tra le ipotesi contestate figura l’ingresso di Retiambiente in Novatosc con una quota del 34 per cento. Per Legambiente parte del costo dell’opera, stimato in circa 130 milioni di euro, e del rischio d’impresa verrebbe così redistribuita sui 100 Comuni soci, con possibili effetti anche sulla Tari.

L’associazione teme inoltre che la Valdera e la provincia di Pisa continuino a concentrare una quota eccessiva degli impatti ambientali regionali. Nel documento si ricorda infatti che il territorio pisano smaltisce già oltre metà dei rifiuti prodotti in Toscana.

Lo scontro si estende al modello di gestione dei rifiuti. Legambiente ricorda che Peccioli registra una raccolta differenziata intorno al 35-36 per cento, dato molto distante dall’88 per cento attribuito a Capannori. L’associazione respinge inoltre l’accusa di essere critica verso Belvedere perché non riceverebbe contributi, precisando di non averli mai richiesti per evitare conflitti d’interesse.

Il circolo chiede la pubblicazione dei dati sugli accantonamenti e sulle fideiussioni destinati alla gestione post mortem della discarica di Legoli. L’appello conclusivo è rivolto ai sindaci di Retiambiente e alla Regione Toscana affinché rivalutino il progetto, privilegiando riduzione dei rifiuti, recupero di materia e una distribuzione più equilibrata degli impatti ambientali sul territorio regionale.

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