L’associazione ambientalista sul progetto dell’ossicombustore: “Evidenti criticità economiche e ambientali, a pagare ancora una volta saranno i cittadini”.
15 febbraio 2026
PECCIOLI (Pi) – Un impianto di ossicombustione unico al mondo – costo stimato 125 milioni di euro – dovrebbe sorgere nel comune di Peccioli, già famoso per la sua discarica. È destinato a ricavare nuova materia ed energia da rifiuti altrimenti non riciclabili meccanicamente.
Nel seguente intervento il direttivo di Legambiente Valdera mette l’accento su alcune criticità economiche e ambientali del progetto, in particolare sui costi stimati, la necessità di aumenti di capitale e le possibili ricadute tariffarie sui cittadini. L’associazione ambientalista esprime poi preoccupazione in merito alla gestione dei sottoprodotti e alla coerenza del modello proposto con gli obiettivi di reale economia circolare.
C’è un luogo in Toscana dove nulla si butta: tutto si trasforma; perfino la narrazione. Parliamo di Peccioli, laboratorio contemporaneo di economia circolare e – perché no – di comunicazione creativa.
Qui la discarica non è semplicemente un impianto industriale: è una metafora luminosa. Dai suoi proventi economici nascono teatri, installazioni artistiche, eventi culturali, rotonde fiorite e orizzonti che brillano più del sole di luglio. Se l’alchimia medievale cercava di trasformare il piombo in oro, Peccioli sembra aver trovato il modo di trasformare i rifiuti in bellezza pubblica.
Eppure, mentre la narrazione vola alta, c’è un dato che resta ostinatamente con i piedi per terra: la raccolta differenziata nel Comune di Peccioli si ferma appena al 36%. Una percentuale che, più che un modello di economia circolare, ricorda piuttosto una pessima economia lineare.
D’altronde, come avrebbe potuto insegnarci Niccolò Machiavelli, un’affermazione ripetuta cento, mille volte finisce per diventare realtà. E così la discarica diventa “opportunità”, l’impatto diventa “visione”, la gestione diventa “virtù”.
Ripetere è governare. Comunicare è costruire.
Oggi però la luce rischia di diventare abbagliante. Si parla infatti di costruire un impianto di ossicombustione di capacità industriale mai realizzata al mondo che a noi suscita più di una domanda. Con un costo stimato di oltre 125 milioni di euro, una durata operativa dichiarata di soli 20 anni e possibili oneri post-gestione, l’ossicombustore presenta evidenti criticità economiche che, con l’eventuale ingresso di RetiAmbiente S.p.A. in Novatosc s.r.l., porterà noi cittadini a garantire gli investimenti con le nostre bollette sui rifiuti. Il rischio industriale, dunque, rischia di trasformarsi in rischio tariffario: a pagare, ancora una volta, saremmo noi cittadini.
E poi ci sono le “perline vetrose”, sottoprodotti che aspirano a una seconda vita nell’edilizia e in varie costruzioni. Un’idea affascinante, quasi poetica: dalle ceneri alle fondamenta. Ma proprio questa leggerezza semantica – perline, non scorie – alimenta in noi una preoccupazione che non è soltanto economica. È ambientale, sanitaria, territoriale. Temiamo che queste perline possano fare la fine del KEU, materiale che doveva rappresentare una soluzione di recupero e che si è trasformato in un caso giudiziario e ambientale. Ciò che oggi viene presentato come innovazione domani potrebbe richiedere bonifiche, perizie e tribunali.
In questo modello scintillante, la sostenibilità assume contorni interessanti: non tanto ridurre, quanto valorizzare; non tanto discutere, quanto celebrare. E quando qualche voce fuori dal coro prova a stonare, ecco che la potenza economica – anch’essa circolare – può trasformarsi in ferme prese di posizione, puntualizzazioni legali, richiami alla responsabilità. Perché la pseudo-bellezza va protetta. Sempre.
Noi ambientalisti ironici – categoria non ancora iscritta all’albo ma in costante crescita – non possiamo che prendere atto del miracolo: un sistema che riesce a far splendere qualsiasi cosa.
Forse la vera economia circolare a Peccioli è questa: le risorse generano consenso, il consenso genera stabilità, la stabilità genera narrazione e la narrazione – ripetuta cento, mille volte – diventa verità.
Ma noi non resteremo abbagliati da questa narrazione.
Il Direttivo di Legambiente Valdera


















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