La città sperimenta cortili verdi e superfici drenanti ma nel cuore storico sceglie asfalto termoriflettente. La sfida è superare gli interventi isolati.
Redazione
13 agosto 2026
FIRENZE – Il capoluogo toscano manda in questi giorni due segnali apparentemente contraddittori sul futuro delle proprie superfici urbane. Da una parte il Comune sta trasformando i cortili scolastici in spazi più verdi e permeabili: il programma interessa dieci scuole e prevede la rimozione di oltre 5.000 metri quadrati di superfici impermeabili, sostituite con aree drenanti, alberi, arbusti, orti e zone ombreggiate. Complessivamente, secondo Palazzo Vecchio, sono già circa 10.000 i metri quadrati di asfalto eliminati tra scuole, giardini e parchi.
Dall’altra parte, in piazza San Marco, nei due incroci maggiormente sollecitati dal passaggio dei mezzi, le pietre deteriorate saranno sostituite con conglomerato bituminoso stampato, trattato con una resina termoriflettente per ridurre l’assorbimento di calore. Una scelta motivata dalla necessità di garantire maggiore resistenza e durata ma che evidenzia un problema più generale: diminuire la temperatura superficiale dell’asfalto non equivale a restituire permeabilità al terreno.
La depavimentazione dovrebbe quindi uscire dalla dimensione dei singoli progetti e diventare una politica urbana misurabile. Firenze, come gli altri Comuni toscani, potrebbe partire da una mappatura delle superfici impermeabili, incrociandola con isole di calore, rischio idraulico, densità abitativa e carenza di verde. Da lì dovrebbe nascere un obiettivo annuale: migliaia di metri quadrati di asfalto da rimuovere ogni anno, dando priorità a scuole, parcheggi sovradimensionati, piazzali, marciapiedi molto larghi e spazi pubblici sottoutilizzati.
Gli esempi non mancano. Milano ha individuato nel 2026 altre 27 aree per futuri interventi di depavimentazione. Padova sta progettando la rimozione dell’asfalto anche in porzioni di Prato della Valle, dopo altre sperimentazioni cittadine. Genova ha fatto un passo ancora più strutturale, inserendo nel Piano urbanistico il suolo e il verde come infrastrutture ecosistemiche e collegando la depavimentazione a incentivi urbanistici ed economici.
Parigi indica forse il modello più vicino al progetto fiorentino: con il programma Oasis ha trasformato cortili scolastici asfaltati in “isole di freschezza”, scegliendo gli interventi secondo criteri climatici, sociali e tecnici. Dovrebbe essere questa la direzione da seguire: non limitarsi a usare asfalti meno caldi ma chiedersi, prima di ogni nuova pavimentazione, se quell’asfalto sia davvero necessario. La città resiliente non è soltanto quella che riflette meglio il sole: è quella che torna, dove possibile, a respirare e assorbire acqua.



















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