Agricoltura

Peste suina, Toscana sotto assedio e molte domande senza risposta

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La peste suina africana (PSA) ha raggiunto livelli record tra i cinghiali e gli allevamenti. Sulle origini dei focolai serve massima trasparenza.

 

di Marcello Bartoli
22 agosto 2026

La peste suina africana (PSA) sta diventando una delle emergenze sanitarie ed economiche più serie della Toscana rurale. Dal primo gennaio 2026 sono stati registrati 638 casi positivi nei cinghiali, il dato più alto d’Italia nell’anno, mentre il virus, inizialmente confinato alla Lunigiana, ha raggiunto Lucca e Pistoia ed è entrato anche negli allevamenti di Comano e San Marcello Piteglio. Non contagia l’uomo ma può devastare la filiera suinicola provocando abbattimenti, restrizioni commerciali e seri rischi per produzioni identitarie come la Cinta senese.

La spiegazione ufficiale è plausibile e documentata. Il virus resiste a lungo nell’ambiente e può viaggiare attraverso cinghiali, carcasse, carni e rifiuti contaminati ma anche scarpe, veicoli e attrezzature. Un documento della Regione riconduce inoltre con “buona probabilità” il primo cluster toscano di Zeri al focolaio di Varese Ligure, distante pochi chilometri.

Resta però una questione politica: se il primo caso toscano risale al luglio 2024 perché un commissario regionale straordinario è stato nominato soltanto il 18 luglio 2026, dopo l’aggravarsi dell’epidemia e l’ingresso del virus negli allevamenti? Ordinanze, abbattimenti e zone di restrizione evidentemente non hanno impedito l’avanzata.

Esiste poi un terreno che viene spesso liquidato come “fuorviante”. L’AntiDiplomatico, testata alternativa specializzata nelle ricostruzioni geopolitiche, ha rilanciato nel giugno 2026 le accuse russe sui laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina, dove tra i patogeni studiati compare anche la peste suina africana. I documenti diffusi dall’intelligence americana confermano l’esistenza dei laboratori e dei programmi di ricerca ma non dimostrano né la produzione di armi biologiche né alcun collegamento con l’epidemia toscana.

C’è anche un precedente storico controverso. Nel 1977 Newsday pubblicò testimonianze secondo cui l’epidemia di PSA che costrinse Cuba ad abbattere circa mezzo milione di maiali nel 1971 sarebbe stata provocata deliberatamente da gruppi statunitensi anti-Castro. Washington negò e la responsabilità non è mai stata definitivamente provata.

Ancora più significativo è il caso spagnolo del 2025: dopo un focolaio vicino a Barcellona la magistratura arrivò a indagare un possibile incidente di laboratorio, perché il sequenziamento genetico aveva evidenziato caratteristiche compatibili con ceppi utilizzati nella ricerca.

Tutto questo non prova un’origine artificiale della PSA toscana. Ma suggerisce una richiesta ragionevole: pubblicare sequenze genomiche, indagini epidemiologiche e ricostruzioni dei salti territoriali. La scienza acquista credibilità quando risponde alle domande scomode con dati verificabili, non quando il semplice fatto di porle viene confuso con una teoria del complotto.

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