Inquinamento

Pesticidi, Legambiente Pistoia: “Subito un’indagine epidemiologica”

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Il presidente Antonio Sessa: “Manca registro tumori che permetta di valutare impatti sulla salute”. E minaccia di abbandonare il tavolo istituzionale di sull’emergenza ambientale.

 

di Gabriella Congedo

PISTOIA – La contaminazione delle acque nella provincia di Pistoia ha raggiunto livelli insostenibili. Non sono solo gli ambientalisti a lanciare l’allarme ma gli ultimi report di ARPAT e ISPRA, che denunciano sforamenti dei livelli massimi consentiti per il glyphosate e altri fitofarmaci impiegati nel vivaismo.

Da questa che è una vera emergenza ha preso le mosse la conferenza stampa indetta martedì 12 marzo dal Circolo Legambiente Pistoia. Che ha lanciato, tra le altre richieste, quella di attivare con la massima urgenza un’indagine epidemiologica – affidata a soggetti terzi e indipendenti – sulla popolazione di Pistoia e dintorni per avere risposte “immediate e credibili”. Perché “Pistoia non ha un registro tumori che permetta di valutare gli impatti sulla salute di questi pericolosi inquinanti” spiega il presidente Antonio Sessa. E chiama in causa Regione, Provincia, Comune, Usl, Arpat, Distretto vivaistico e Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, che insieme alla stessa Legambiente hanno costituito un tavolo istituzionale sull’emergenza ambientale nel pistoiese.

Il tavolo però non è più stato convocato dal mese di dicembre. E allora la richiesta di un’indagine epidemiologica per Legambiente diventa pregiudiziale: o viene accolta o l’associazione abbandonerà il consesso.

Non vogliamo fare i duri e puri ad ogni costo – sottolinea Sessa – A differenza di altre associazioni abbiamo scelto di confrontarci con le istituzioni e il vivaismo perché è l’unico modo per trovare un accordo. Il settore dà lavoro a più di 6.000 persone e qualcuno comincia a mostrare attenzione per certi temi. Ma se non si faranno passi avanti e il tavolo non verrà convocato al più presto, per noi non se ne fa più di nulla”.

Altri tema caldi per Legambiente sono i controlli e le sanzioni, previsti dalla legge 150 del 2012 ma non sempre applicati, e le fasce di protezione dalle abitazioni. “Le ultime analisi parlano di una presenza di glifosato nei corsi d’acqua quattro volte più alta della media regionale e tre volte di quella nazionale – conclude il presidente dell’associazione – Ma come è possibile che la risposta alle gravi contaminazioni registrate nella Provincia sia che non ci sono alternative al glyphosate?”.

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