Inquinamento

Piana di Pistoia, l’enigma delle polveri fini che non scendono nonostante il lockdown

Foto di Legambiente Quarrata
Foto di Legambiente Quarrata
Le rilevazioni Arpat e quelle di Legambiente continuano a registrare alte concentrazioni di PM 2,5. Una delle cause potrebbero essere anche gli abbruciamenti abusivi.

 

di Gabriella Congedo

QUARRATA (Pt) – Certo che è un bel rebus: con le misure da Coronavirus la qualità dell’aria è migliorata un po’ dappertutto, ma non nella piana tra Pistoia a Prato. Nonostante la chiusura di molte fabbriche, il blocco quasi totale del traffico e lo spegnimento graduale degli impianti di riscaldamento, qui la concentrazione di polveri fini PM 2,5 ha continuato a far registrare valori importanti. Lo dimostrano le rilevazioni di ARPAT e quelle fatte da Legambiente Quarrata con i suoi analizzatori sperimentali forniti dall’Istituto Nazionale di Ottica del CNR.

A questo punto non si può fare a meno di chiedersi: se le fonti di inquinamento classiche (traffico veicolare, emissioni industriali, consumo di biomasse per il riscaldamento) in questo periodo si sono ridotte, queste maledette polveri fini da dove vengono?

Una risposta certa per ora non ce l’ha nessuno ma un paio di punti fermi vanno messi. Si sa che nella piana pistoiese, per questioni orografiche, sotto i 200 metri di altitudine l’inquinamento tende a ristagnare al suolo creando una vera e propria cappa. Ci sono poi le stime di autorevoli esperti come il fisico Furio Forni, responsabile regionale per la Qualità dell’aria oggi in pensione e il fisico del CNR Massimo Del Guasta, che collaborano entrambi con Legambiente Quarrata, secondo i quali l’inquinamento da traffico anche in periodi normali inciderebbe solo per un 15% sulla “torta” complessiva. Rimane da spiegare da dove arriva il rimanente 85%.

Il presidente di Legambiente Quarrata Daniele Manetti, da anni in prima linea con l’associazione nella battaglia contro l’inquinamento atmosferico, va per esclusione: “Tra le principali fonti inquinanti presenti ancora nel nostro territorio supponiamo che siano rimasti gli abbruciamenti di vario tipo, dalle potature ai rifiuti, le emissioni private abusive, quelle da laboratori artigianali, le emissioni di alcune fabbriche che ancora lavorano e l’inceneritore di Montale. Altri tipi di polveri possono arrivare fin qui portate dal vento dai deserti dell’Africa, come le polveri sahariane”.

Per venire a capo del problema è importante accertare l’origine e la tipologia delle polveri. Per questo motivo Legambiente è in contatto con ARPAT perché vengano fatte delle analisi qualitative e non solo quantitative.

Il sospetto è che gli abbruciamenti abusivi giochino un ruolo assai più rilevante di quanto non si pensi sulla concentrazione di polveri fini. “Moltissimi cittadini ci stanno chiamando per segnalarci che sentono puzza di gomma bruciata, di prodotti chimici e di arbusti e legna” racconta Manetti. Comportamenti illegali diffusi che però è assai difficile individuare e sanzionare in quanto si svolgono quasi sempre all’interno di proprietà private.

Rimane il fatto che le polveri fini sono un nemico invisibile come il Coronavirus. Un’insidia per tutti e in particolare per coloro, e in questa zona non sono pochi, che soffrono di gravi patologie cardiorespiratorie legate all’esposizione professionale all’amianto e al rischio chimico.

Per parlare di tutto questo nel febbraio del 2019 Legambiente Quarrata in collaborazione con il Comune aveva organizzato il convegno “La qualità dell’aria: criticità e soluzioni”. Sempre in territorio quarratino si sarebbe dovuta tenere in marzo una nuova assemblea sul problema delle alte concentrazioni di polveri fini nella piana e sul Montalbano: assemblea rimandata in seguito alle problematiche da Coronavirus, ma sempre di scottante attualità. Perché il problema è sempre lì e una soluzione, il prima possibile, va trovata.

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