Opinioni

Piombino come Taranto, la storia di un reiterato scempio ambientale

Foto da pagina Facebook Comitato Salute Pubblica Piombino.
Foto da pagina Facebook Comitato Salute Pubblica Piombino.

La crisi senza fine di una città sfruttata per decenni per il bene nazionale e poi abbandonata a sé stessa. E adesso arriva anche il rigassificatore.

 

di Alessandro Dervishi, chirurgo ed ex presidente commissione Sanità Pubblica Val di Cornia
12 agosto 2022

PIOMBINO (Li) – A Piombino l’attuale situazione critica, che non si è risolta nel corso di più anni, è facilmente paragonabile a quella di Taranto. In passato Piombino è stato il primo centro mondiale di lavorazione dell’acciaio, tradizione che si è interrotta con le dinamiche di mercato che hanno portato all’espansione di prodotti scadenti e meno costosi provenienti da altri Paesi. Una città che impiegava circa 12.000 lavoratori ora è costretta ad assistere a stabilimenti chiusi e migliaia di licenziamenti, senza una chiara strategia per il loro futuro. I giornalisti che hanno ascoltato con attenzione e pazienza comprendano la rabbia dei cittadini e capiscano come, data la bellezza artistica, storica e ambientale della loro città, i piombinesi meritino di meglio.

Partendo da Sud, una delle prime aree colpite di Piombino è la centrale abbandonata dell’Enel, praticamente adiacente alla spiaggia, che non ha lasciato altro che inquinamento e torri visibili da lontano. Proseguendo verso la città di Piombino è possibile trovare i magazzini di quello che era lo stabilimento di Dalmine, dove invece oggi vengono lavorati prodotti pericolosi. Inoltre si può vedere l’ex discarica di Rimateria, creata nel 1999. Le sue dimensioni erano solo di un paio di metri, ma ora è alta 36 metri. Le sostanze in essa contenute sono ancora sconosciute, anche se sono ancora in corso numerose indagini sulla sua gestione.

Si giunge infine a Piombino, dove sorgono sul lato sinistro le già citate acciaierie, un tempo vanto della città ma oggi ormai obsolete. Queste acciaierie hanno fornito alla città lavoro e benessere per secoli e hanno servito l’intera nazione. Allo stesso tempo è essenziale sottolineare che sono state una delle principali fonti di inquinamento ambientale e hanno aumentato l’insorgenza di molte malattie.

Inoltre, non va dimenticato che Piombino è stata dichiarata Sin da parte del Governo, ovvero sito contaminato da bonificare. Nello specifico studi epidemiologici nazionali, come quello di Sentieri, fanno luce su alcune malattie segnalate a Piombino in percentuali più elevate rispetto alla media regionale. Purtroppo questi dati epidemiologici non hanno portato le ASL della Toscana Nord Occidentale a rafforzare i reparti ospedalieri, come il pronto soccorso, la cardiologia o l’emodialisi. A peggiorare le cose c’è stata la chiusura dei reparti di ginecologia e ostetricia, che hanno costretto le donne che risiedono a Piombino a partorire ad almeno 46 chilometri di distanza da casa (dove si trova l’ospedale più vicino dotato di tali unità).

Proseguendo verso il porto, diamo uno sguardo al molo dove sarà ormeggiato l’impianto di rigassificazione (una nave lunga 300 metri e larga 40). Questo molo, destinato a suo tempo a ospitare lo smantellamento di Costa Concordia che alla fine non è stato nemmeno condotto qui, si trova all’interno di un porto di medie dimensioni che accoglie sia merci industriali che turisti – circa 3 milioni di persone l’anno – in prossimità del centro abitato. Chi viene a verificare di persona la situazione si accorgerà che in un porto di queste dimensioni, dove in estate partono 120 corse al giorno per l’Elba e la Sardegna, il passaggio dei traghetti avviene a poche decine di metri da dove sarà ormeggiato il rigassificatore, pertanto non si può escludere il rischio di un incidente dovuto a cause umane o tecniche.

Tutto lo scenario delineato in precedenza è ancora più assurdo se si considera che a Livorno, pochi chilometri più a nord, è già stato posizionato un altro gassificatore a non meno di 22 chilometri dalla costa, circondato da un’area di interdizione marina complessiva di 3,4 miglia nautiche. Ciò significa che nessuno può entrare, fermarsi o pescare all’interno di quest’area delimitata, con le navi di guardia che rafforzano questo divieto. Se questa stessa legge si applica a Piombino, la città dovrebbe essere evacuata integralmente almeno una volta alla settimana, cioè ogni volta che l’impianto di rigassificazione è rifornito da un altro gasatore di dimensioni simili in entrata in porto.

Un altro punto da menzionare è che non ci sono caserme dei vigili del fuoco o navi impegnate nello spegnimento degli incendi in prossimità del porto. Perché allora Piombino è stata selezionata per questo progetto? È perché Snam è stata incaricata di recuperare l’area dove sarebbe stato più facile e veloce allacciare un rigassificatore. Per semplificare ulteriormente le cose Mario Draghi, l’ex presidente del Consiglio dei ministri, ha escluso qualsiasi normativa che avrebbe impedito la successiva linea di condotta. Per di più, oltre quanto appena affermato, è inaccettabile che i residenti di Piombino non siano stati informati fino all’ultimo momento della decisione.

Il presidente della Regione Toscana, venuto a conoscenza delle decisioni prese solo dopo che tutto era stato detto e fatto, si è trovato nella posizione di mediatore tra l’input dall’alto e il ragionevole sdegno dei residenti. Permangono ulteriori problemi, ad esempio il cloro utilizzato per raffreddare il gas naturale liquefatto (Gnl) viene poi inevitabilmente sversato in mare, a poca distanza da prestigiosi allevamenti ittici, e molto altro ancora.

Per riassumere, la città di Piombino è stata per anni sfruttata per il bene nazionale e poi abbandonata a sé stessa. Nonostante sia il governo italiano che la città stiano cercando con le proprie forze di trovare una via d’uscita a questa crisi senza fine, la città torna alla ribalta nazionale come favorita per ospitare un rigassificatore ecologicamente dannoso, favorita da dichiarazioni di politici e giornalisti che sanno molto poco e sono d’accordo con le prospettive tradizionali e da alcuni abitanti locali egoisti e sciocchi.

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