La proposta di legge della Regione sul verde mette nero su bianco principi che avrebbero dovuto guidare da anni la pianificazione urbana.
di Marcello Bartoli
10 agosto 2026
“Più alberi e meno asfalto”. Lo slogan scelto dalla Regione Toscana per accompagnare la proposta di legge sulla rigenerazione verde ha il pregio della chiarezza. Ma contiene anche, involontariamente, una domanda piuttosto scomoda: perché è necessario ricordarlo nel 2026?
Perché evidentemente, in troppi Comuni toscani, alberi, suolo permeabile, ombra e biodiversità urbana sono stati considerati per anni elementi secondari rispetto a parcheggi, nuove pavimentazioni, piazze mineralizzate e opere pubbliche dominate dal cemento.
La proposta regionale introduce invece un principio fondamentale: il verde urbano non deve essere valutato soltanto contando quanti alberi vengono messi a dimora, ma considerando la loro capacità di sopravvivere, sviluppare chiome, produrre ombra, abbassare le temperature e migliorare il microclima. Una piccola rivoluzione culturale, almeno sulla carta.
Per troppo tempo abbiamo assistito a interventi nei quali si abbattono alberi adulti e si mostrano poi con orgoglio decine di nuove piantine, come se il bilancio ambientale fosse una semplice operazione aritmetica. Non lo è. Un albero maturo possiede una capacità di ombreggiamento, assorbimento dell’acqua, stoccaggio di carbonio e mitigazione termica che un giovane esemplare potrà raggiungere soltanto dopo molti anni, ammesso che sopravviva.
E proprio la sopravvivenza è un altro punto dolente. Piantare alberi porta fotografie, inaugurazioni e comunicati stampa. Curarli per vent’anni è molto meno spettacolare, ma infinitamente più utile. La futura normativa toscana dovrà quindi essere abbastanza coraggiosa da incidere realmente sulle scelte comunali. Non bastano dichiarazioni d’intenti. Servono censimenti aggiornati degli alberi, Piani del verde, arboricoltori competenti, manutenzione programmata, maggiore tutela degli esemplari maturi e soprattutto interventi sistematici di de-impermeabilizzazione.
Bisogna inoltre mettere fine all’assurdità urbanistica di piazze e strade riqualificate con milioni di euro e consegnate ai cittadini come enormi superfici roventi durante l’estate. La Regione indica finalmente una direzione. Ma il banco di prova saranno i Comuni.
La rigenerazione verde sarà credibile soltanto quando tagliare un grande albero diventerà davvero l’ultima soluzione possibile, quando ogni nuova opera pubblica dovrà dimostrare di aumentare ombra e permeabilità e quando smetteremo di chiamare “riqualificazione” interventi che sostituiscono terra e vegetazione con pietra, cemento e asfalto. Altrimenti “più alberi e meno asfalto” resterà soltanto un ottimo slogan. E di slogan verdi, in Toscana, ne abbiamo già piantati abbastanza.



















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