Inquinamento

Pozzi contaminati a Monsummano Terme, primi risultati dell’indagine Arpat

Veduta aerea della zona sottoposta a indagine (foto ARPAT)
Veduta aerea della zona sottoposta a indagine (foto ARPAT)
Campionati finora 15 pozzi. Confermata la presenza di trielina con un andamento in diminuzione mentre è in aumento a partire dal 2016 la concentrazione di cloruro di vinile.

 

di Gabriella Congedo

MONSUMMANO TERME (Pt) – ARPAT, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, ha presentato i primi dati dell’indagine sui pozzi inquinati nell’abitato di Monsummano Terme. Per il momento sono stati campionati 15 pozzi all’interno dell’area dove un’ordinanza del sindaco ha proibito di attingere acqua ma il campionamento andrà avanti. Ricordiamo che tutto era iniziato con la scoperta in due pozzi di concentrazioni di cloruro di vinile molto superiori alla soglia consentita.

I risultati di questa prima fase dell’indagine confermano le peggiori aspettative: è stata rilevata, informa l’agenzia, “una contaminazione diffusa da organo-alogenati, tra cui il più critico risulta il tricloroetilene (più comunemente conosciuto come trielina); confermata in diversi pozzi anche la presenza di cloruro di vinile monomero, un prodotto di derivazione dalla degradazione della trielina”.

L’inquinamento di alcuni pozzi a Monsummano Terme causato da trielina e suoi derivati è noto da tempo. Quello che preoccupa è che mentre l’inquinante primario, la trielina, è da anni in diminuzione il suo derivato, il cloruro di vinile monomero (CVM), sta aumentando e secondo le previsioni di Arpat potrebbe aumentare ancora negli anni a venire.

Tutto questo è stato spiegato ieri 21 febbraio alla popolazione da Andrea Poggi, responsabile del dipartimento Arpat di Pistoia. Poggi ha presentato i dati storici dell’andamento della contaminazione nei pozzi dell’acquedotto dai quali risulta che le concentrazioni di trielina hanno avuto un picco nel 2008 e da allora sono stabilmente in diminuzione. Invece le concentrazioni di cloruro di vinile, sostanza monitorata a partire dal 2010, sono in aumento a partire dal 2016.

Andando più nel dettaglio “a un primo esame – fa sapere Arpat – la contaminazione è maggiore presso il fosso Candalla, raggiunge il suo massimo nella zona limitrofa alle vie A. Vannucci, Petrocchi Policarpo e si allunga verso sud. Le indagini estese fino a via Crispi non hanno ancora identificato l’estremo dell’area contaminata”.
I dati disponibili non sono ancora sufficienti per poter disegnare la mappa della contaminazione. Nella zona sono stati censiti una novantina di pozzi privati per cui l’indagine continua.

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