“La deregolamentazione degli Ogm di nuova generazione non valuta adeguatamente i rischi aggirando il principio di precauzione”.
Redazione
10 dicembre 2025
Navdanya International è un’organizzazione no profit fondata in Italia nel 2011 dalla scienziata e attivista Vandana Shiva. Opera come branca internazionale del movimento indiano Navdanya e ha avuto per molti anni la sede operativa a Firenze con la missione di proteggere la biodiversità naturale, i diritti dei contadini e il diritto al cibo e ai semi.
Navdanya ha pubblicato in questi giorni il rapporto Semi di Resistenza che documenta l’espansione dei vecchi e nuovi Ogm e la deregolamentazione dei sistemi di biosicurezza in tutti i continenti. Uno studio pubblicato in concomitanza alla decisione dell’Unione Europea di imboccare la strada della deregolamentazione degli Ogm di nuova generazione, aprendo alla possibilità che organismi ottenuti con gene editing arrivino nei campi e nei piatti dei cittadini senza etichettatura, tracciabilità né adeguata valutazione dei rischi.
Il rapporto mostra come il pacchetto Ogm–gene editing si stia espandendo rapidamente: in Sudafrica oltre 3 milioni di ettari sono coltivati a Ogm, con percentuali che superano l’85% per il mais, il 95% per la soia e sfiorano il 100% per il cotone, mentre in Colombia le superfici Ogm hanno superato i 100.000 ettari e in Bangladesh la melanzana Bt è coltivata da oltre 65.000 agricoltori. Allo stesso tempo, più del 95% delle sementi utilizzate nel mondo continua a provenire da sistemi locali tradizionali, confermando che la sovranità alimentare si regge soprattutto sui semi custoditi dalle comunità.
“L’accordo provvisorio su Ogm di nuova generazione e le nuove tecniche genomiche introduce una distinzione artificiale tra categorie di NGT (New Genomic Techinique) – dichiarano i referenti di Navdanya – e consente a molti di questi organismi di essere trattati come ‘equivalenti’ alle piante convenzionali, aggirando anni di tutela basata sul principio di precauzione. Un cambio di rotta dettato dalla pressione delle lobby dell’agroindustria, contro cui in tutta Europa si è già alzata la voce delle organizzazioni delle reti di agricoltori, consumatori e movimenti per la sovranità alimentare che chiedono trasparenza, diritto di scelta e rispetto del principio di precauzione”.
Lo studio illustra come l’aumento delle coltivazioni Ogm e da gene editing si accompagni alla concentrazione del controllo su sementi e tratti genetici. Studi indipendenti segnalano mutazioni indesiderate, instabilità genetica, contaminazione e perdita di biodiversità legate a queste tecnologie, in assenza di un reale consenso scientifico sulla loro sicurezza.
La deregolamentazione apre una nuova ondata di brevetti su sementi e tratti genetici, rafforzando il potere di colossi industriali e rendendo più difficile per piccoli agricoltori e selezionatori indipendenti accedere e migliorare le sementi. “Non c’è nulla di naturale negli Ogm di nuova generazione: cambiano le tecniche ma resta la stessa logica di privatizzazione dei semi e di concentrazione del potere nelle mani di poche multinazionali – afferma Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International – mentre la deregolamentazione trasferisce rischi e costi su agricoltori e cittadini“.
Nel suo contributo al rapporto il genetista agrario Salvatore Ceccarelli le definisce “soluzioni evolutivamente perdenti” perché puntano sull’uniformità genetica, mentre l’ecologia e la medicina mostrano che è la diversità a garantire produttività, resilienza climatica e salute: “L’agrobiodiversità offre agli agricoltori strumenti durevoli per affrontare cambiamento climatico e parassiti senza dipendere da tecnologie brevettate”.
Vandana Shiva, presidente di Navdanya International, lega questa battaglia a una visione di democrazia ecologica: “I semi, per le comunità indigene e contadine, sono patrimonio vivente e non materia prima da brevettare. Difendere la libertà dei semi significa difendere il diritto dei popoli a scegliere sistema alimentare, cultura agricola e futuro”.
Semi di Resistenza racconta come le alleanze tra reti contadine, comunità indigene, movimenti e associazioni di consumatori, dall’America Latina all’Europa, dall’Africa all’Asia, abbiano ottenuto divieti, moratorie, protezione dei semi nativi e territori liberi da Ogm, mentre centinaia di organizzazioni chiedono di fermare la deregolamentazione degli Ogm di nuova generazione e garantire etichettatura, tracciabilità e rigorosa valutazione dei rischi.


















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